UN ANNO DEDICATO ALLA FAMIGLIA

UN ANNO DEDICATO ALLA FAMIGLIA

UN ANNO DEDICATO ALLA FAMIGLIA:

Rileggendo Amoris Laetitia

Il 2021 è un anno speciale, non solo dedicato a San Giuseppe, nel 150esimo dalla sua proclama­zione a patrono della Chiesa, ma anche un anno di riflessione sull’esortazione apostolica post-sino­dale Amoris laetitia, in coincidenza del quinto anniversario di promulgazione del documento che ri­correrà il 19 marzo 2021.

L’annuncio di Papa Francesco

Lo ha annunciato Papa Francesco all’Angelus della prima domenica dopo il Natale, dedicata alla festa della Sacra Famiglia, non dalla solita finestra dello studio papale nel Palazzo Apostolico, ma, per le conosciute restrizioni dovute alla pandemia, dalla Biblioteca.

Dalla rivisitazione dell’Amoris laetitia scaturisce un intero anno dedicato all’approfondimento delle tematiche familiari. Questo periodo sarà inaugurato nella prossima solennità di San Giuseppe, 19 marzo 2021, e si concluderà con la celebrazione del 10° Incontro Mondiale delle Famiglie in programma a Roma il 22 giugno 2022 (inizialmente era previsto nel 2021, ma è stato rimandato di un anno a causa della pandemia).

Amoris Laetitia, lo ricordiamo, è uno dei testi più poetici di papa Francesco, ma anche uno dei più dibattuti. Ha causato varie controversie e dibattiti soprattutto per quanto riguarda la pastorale sui divorziati risposati. A suo tempo, alcuni cardinali avevano espresso dei “dubia” (dubbi) su alcune affermazioni e note che sembravano mettere in crisi l’indissolubilità del vincolo matrimoniale, aprendo alla partecipazione sacramentale di coppie risposate; ma il documento pontificio non si occupa solo di quello.

Le false attese dell’Amoris Laetitia

Chi, dietro la spinta dei mass media, si aspettava un documento riducibile alla comunione per le coppie divorziate e risposate è rimasto deluso. Il testo, 264 pagine, 9 capitoli, 325 paragrafi, 391 note e la preghiera finale, va oltre: è un suggerimento a riformulare la vita della società, Chiesa compresa, arrivando finanche a chiedere politiche statali in difesa dei di­ritti della famiglia (n° 42), ribadendo un impegno sociale troppe volte disatteso in uno Stato con funzione di “padrone” e non di “servizio”. La famiglia, da vittima designata e destinata per alcuni a scomparire, viene rimessa al centro, e si vede insignita di un nuovo protagonismo.

Le numerose citazioni

Colpiscono le numerosissime citazioni che vanno da San Leone Magno e Sant’Agostino ai teologi medievali e moderni, come San Tommaso, citato 19 volte, San Domenico, Beato Giordano di Sas­sonia, Alessandro di Hales, Sant’Ignazio di Loyola, 3 volte, San Roberto Bellarmino, San Gio­vanni della Croce. Non mancano citazioni di autori contemporanei, non tutti cattolici o credenti: Jo­seph Pieper, Antonin Sertillanges, Gabriel Marcel, Erich Fromm, Santa Teresa di Lisieux, Dietrich Bon­hoeffer, Jorge Luis Borges, Octavio Paz, Mario Benedetti, Martin Luther King. Non inosservata è passata la citazione del film Il pranzo di Babette di Gabriel Axel del 1987, utilizzata per spiegare il concetto di gratuità. E, come già avvenuto per altri testi di Francesco, ci sono i contributi di diver­se Conferenze Episcopali del mondo, segno di una condivisione dell’autorità e del magistero petrino.

Il parere del cad. Schönborn

Il cardinale Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha posto in evidenza come l’Amoris Laetitia, pur es­sendo un documento corposo, è coerente con lo stile di Bergoglio: semplice, concreto, ricco di pa­role che scaldano il cuore. È una buona notizia per le famiglie di ogni continente, special­mente per quelle ferite e umiliate; parla con una chiarezza che difficilmente si ritrova nei do­cumenti magisteriali della Chiesa. “La mia grande gioia, ha precisato Schönborn, sta nel fatto che questo documento superi l’artificiosa e netta divisione fra ‘regolare’ e ‘irregolare’: è riuscito a parlare di tutte le situazioni, senza catalogare e senza categorizza­re… ‘Si tratta di integrare tutti’ è la frase-guida del documento: tutti noi, a prescindere dal matrimonio e dalla situazione familiare in cui ci troviamo, siamo in cammino. Anche in un matrimonio in cui tutto va bene sì è in cammino. Si deve crescere, imparare, superare nuove tappe, conoscere il fallimento, e avere bisogno di riconciliazione e di nuovo inizio… Parlare di misericordia, ha soggiunto Schönborn, non ha nulla a che vedere con il lassismo, sebbene non ci si possa limitare a una denuncia retorica dei mali attuali”.

Tra autocritica e proposte

Non sono mancate alcune forme di autocritica riguardo alla tendenza di presentare “un ideale teo­logico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono” (n° 36). L’esortazione apostoli­ca Amoris Laetitia intende ribadire con forza non la famiglia ideale, ma la sua realtà ricca e com­plessa; parlare alle famiglie così come sono e poi “non tutte le discussioni dottrinali, morali o pasto­rali devono essere risolte con interventi del magistero” (n° 3).

Emerge qui una Chiesa che non distribuisce solo sacramenti o divieti, ma una comunità che sta vicino a chi è fragile e ferito. Alle situazioni “irregolari” sono dedicati i paragrafi 296-312 dell’ottavo capitolo, dove non viene mai nominata l’ammissione all’Eucaristia, anche se in una nota si fa rife­rimento ai sacramenti. Il Papa poi osserva: “Sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivo­no e soffrono a motivo della loro condizione” (n° 296).

Nella nota 351, a proposito dell’“aiuto della Chiesa”, si fa presente che in certi casi, il sacramento, e quindi l’Eucarestia, è di grande aiuto. Per questo, continua la nota: “…Ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura, bensì il luogo della misericordia del Signore … Ugualmente segnalo che l’Eucaristia non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”. Al n° 300 chiarisce: “È comprensibile che non ci si dovesse aspettare… da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi”. Anche perché, si rileva al n° 304: “…È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale…” Qui la sfida per le comunità ecclesiali è racchiusa in tre verbi che danno il titolo al capitolo ottavo: “Accompagnare, discernere e integrare”.

Ruolo dei pastori

Un invito per i pastori, come si legge al n° 305, al “discernimento pratico” caso per caso. “Un pa­store non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni ir­regolari, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone…È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le fami­glie ferite”.

Una nota a parte merita il capitolo 4 riguardo a “L’amore nel matrimonio”: viene sfatato il cliché che i cristiani abbiano orrore del sesso, mostrando invece che la differenza dei sessi e la loro unione e tenerezza sono immagine e presenza del divino. Qui urge la necessità di un cambiamento di mentalità catechistica, ridefinendo il quadro, i metodi e gli obiettivi generali della proposta religiosa.

(cfr. Messis)

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