LA GRANDE SETE

LA GRANDE SETE

Nel mondo più di 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile e servizi igienici di base, con conseguenze gravi sulla salute soprattutto in tempi di pandemia. 230 milioni di persone impiegano oltre 30 minuti a viaggio per rifornirsi. Piccoli gesti quotidiani per non sprecarla.

È un gesto scontato: aprire il rubinetto e avere acqua, ogni volta che vogliamo, per bere, cucinare, lavare le mani, fare la doccia. Provate per un attimo a immaginare che dal rubinetto non esca acqua o il suo colore sia giallo paglierino o marrone o, ancora, di camminare ore per raggiungere un pozzo che dista chilometri da casa o di dover fare la coda a una pompa per rifornirsi dell’acqua necessaria a tutta la famiglia per bere, cucinare, lavarsi. È ciò che succede ancora oggi a persone che vivono in alcune zone del pianeta dove non sono disponibili acqua potabile, reti idriche e fognarie. Secondo le stime delle Nazioni Unite, circa due miliardi di persone nel mondo hanno difficoltà ad accedere all’acqua pulita, tre miliardi di persone non dispongono di impianti adeguati per l’igiene delle mani, cioè non possono lavarle con acqua e sapone. Significa fare i conti con la sete ma anche con malattie che derivano dal contatto con acqua contaminata come il colera, l’epatite A, il tifo, la poliomielite, la diarrea acuta che, da sola, uccide ogni giorno 700 bambini sotto i cinque anni.

«Valorizzare l’acqua» è l’appello lanciato dalle Nazioni Unite alle istituzioni e alla comunità internazionale, in occasione della giornata mondiale dell’acqua lo scorso marzo, perché si faccia ogni sforzo per garantire il diritto universale a questa risorsa essenziale e la dignità di ogni essere umano.

«Un ciclo dell’acqua ben gestito – che includa acqua potabile, servizi sanitari, igiene, acque reflue, governance transfrontaliera, ambiente – significa difesa contro le malattie e la privazione della dignità, oltre che una risposta alle sfide che vengono da un clima che cambia e una domanda globale in crescita» ha sottolineato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che però ha ammesso: «Oggi non siamo in grado di garantire a ognuno l’accesso ad acqua e servizi sanitari come delineato negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030. Se è vero che sono stati fatti progressi, dobbiamo quadruplicare i nostri sforzi se vogliamo conseguire tale accesso universale. Investimenti insufficienti cronici in acqua e servizi sanitari danneggiano ampie fasce di popolazione, e ciò è inaccettabile».

Bambini più a rischio
La scarsità d’acqua ha conseguenze gravi innanzitutto per la salute. Si stima che le malattie diarroiche, conseguenza diretta dell’utilizzo di acqua non potabile, di servizi idrici e igienico-sanitari non sicuri, provochino circa 829mila decessi ogni anno. L’igiene e gli impianti igienico-sanitari di scarsa qualità, oltre al consumo di acqua contaminata, possono causare diarrea ed enteropatia ambientale, patologie che inibiscono l’assorbimento di elementi nutritivi, con conseguente denutrizione.

Secondo uno studio di Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), nel mondo un bambino su cinque non ha abbastanza acqua per soddisfare i suoi bisogni quotidiani. 570 milioni di bambini non hanno accesso ad acqua potabile nelle scuole, 620 milioni non possono utilizzare impianti igienico-sanitari e 900 milioni non hanno la possibilità di curare la propria igiene. La maggior parte vive in Africa orientale e meridionale. Si stima che il numero di giorni di scuola persi a causa di patologie correlate con l’acqua supera i 443 milioni.

«La crisi mondiale dell’acqua non è semplicemente in arrivo, è qui, e il cambiamento climatico non farà che peggiorare la situazione – sottolinea Henrietta Fore, direttrice generale dell’UNICEF -. I bambini sono le vittime principali. Quando i pozzi si prosciugano, sono i bambini a saltare la scuola per andare a prendere l’acqua. Quando con la siccità diminuiscono le scorte di cibo, i bambini soffrono di malnutrizione e ritardo della crescita. Quando le inondazioni colpiscono, i bambini si ammalano a causa di malattie legate all’acqua. E quando le risorse idriche si riducono, i bambini non possono lavarsi le mani per combattere le malattie».

Situazione aggravata dalla pandemia
La pandemia da COVID-19, che ha reso ancora più vitale la corretta igiene delle mani, sta esacerbando questa situazione, già disperata, portando milioni di bambini e famiglie al limite della sopportazione.

Nei Paesi meno sviluppati l’assenza dei servizi igienici di base per ridurre la trasmissione del virus riguarda tre persone su quattro, più di due scuole su tre e addirittura una struttura sanitaria su quattro.

Denuncia Mohamud Mohamed Hassan, direttore di Save the Children in Somalia: «Nelle comunità in cui lavoriamo la situazione è drammatica. I pozzi si prosciugano, le famiglie razionano l’acqua, i raccolti e i pascoli muoiono e le persone si allontanano dalle loro comunità in cerca di acqua e cibo per il loro bestiame. In alcune località, il prezzo dell’acqua è salito alle stelle. Chi non può permettersi di pagare l’acqua è costretto a utilizzare fonti d’acqua non sicure, mettendo così i bambini a rischio di malattie mortali come il colera. Senza cibo a sufficienza e la giusta alimentazione, i bambini stanno diventando malnutriti, il che può portare a malattie, infezioni, arresto della crescita e morte. E i bambini sfollati possono subire violenze, separarsi dalle loro famiglie o essere costretti a lavorare».

Valore inestimabile
L’acqua non solo è essenziale per la sopravvivenza e per la salute, ma ha un ruolo fondamentale nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle strutture sanitarie e nella salvaguardia dell’ambiente, come sottolinea il rapporto «Valorizzare l’acqua» pubblicato dall’organismo delle Nazioni Unite UN-Water.

Circa 230 milioni di persone, principalmente donne e bambine, impiegano oltre 30 minuti a viaggio per la raccolta di acqua da fonti distanti dalle rispettive abitazioni, esponendole a un rischio aggiuntivo di aggressione. Secondo i dati raccolti in 61 Paesi dall’UNICEF, in otto famiglie su dieci donne e bambine si occupano di trasportare l’acqua. Si stima che il tempo che donne e bambine dedicano ogni giorno all’approvvigionamento idrico sia di 200 milioni di ore, pari a 8,3 milioni di giorni e a 22.800 anni.

Anche l’attività lavorativa risente dell’impossibilità di accedere a impianti igienico-sanitari: secondo le stime, ogni anno sono circa 400 mila i decessi correlati con il lavoro causati da patologie trasmissibili, alle quali contribuiscono in larga misura fattori quali la scarsa qualità dell’acqua potabile, le condizioni degli impianti igienico-sanitari e di quelli destinati all’igiene personale.

L’acqua non è una merce
Il rapporto di UN-Water sottolinea inoltre la necessità di una maggiore protezione dell’ambiente per garantire un approvvigionamento idrico di buona qualità e resistere alle crisi, come le inondazioni o la siccità.

Il cambiamento climatico, infatti, sta aggravando lo stress idrico, cioè la diffusione di aree con risorse idriche estremamente limitate, portando a una crescente competizione per l’acqua, e persino a conflitti. L’aumento del livello del mare sta facendo sì che l’acqua dolce diventi salata, compromettendo le risorse idriche su cui fanno affidamento milioni di persone. L’aumento delle temperature può portare alla presenza di agenti patogeni mortali nelle fonti d’acqua dolce, rendendo l’acqua pericolosa se bevuta dalle persone. Le calamità possono distruggere o contaminare intere riserve d’acqua, aumentando il rischio di malattie come il colera e il tifo.

Le Nazioni Unite mettono in guardia contro i crescenti interessi economici di voler scambiare l’acqua come un qualsiasi bene sul mercato. «L’acqua non è una merce: è un simbolo universale ed è fonte di vita e salute – ha ribadito Papa Francesco in occasione della giornata mondiale dell’acqua-. Troppi, tanti fratelli e sorelle hanno accesso a poca acqua e magari inquinata. È necessario assicurare a tutti acqua potabile e servizi igienici».

Piccoli gesti quotidiani
Per salvaguardare questa risorsa vitale, ciascuno di noi può fare la propria parte, anche con piccoli gesti quotidiani. Qualche esempio: non lasciare scorrere inutilmente l’acqua ma chiudere il rubinetto, aprendolo a intermittenza, quando si lavano i denti o s’insaponano i capelli; usare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico scegliendo i cicli economici e riducendo al minimo la quantità di detersivo; non gettare nel water cotone, bastoncini per l’igiene delle orecchie o altri oggetti per non rendere più difficile la depurazione dell’acqua; riciclare l’acqua di cottura della pasta per lavare pentole e piatti; per lavare frutta e verdura, usare una bacinella al posto dell’acqua corrente e poi, con l’acqua di lavaggio raccolta, innaffiare le piante. Infine: fare la doccia anziché il bagno comporta un utilizzo del volume d’acqua tre volte inferiore.

di Elena Bisonti

(cfr Presenza Cristiana 3/2021)

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