PAPA FRANCESCO: UN PONTIFICATO MEDIATICO Tra luci ed ombre, entusiasmi e segni di stanchezza

PAPA FRANCESCO: UN PONTIFICATO MEDIATICO Tra luci ed ombre, entusiasmi e segni di stanchezza

Sono passati oltre otto anni e mezzo da quella sera del 13 marzo 2013, quando Jorge Mario Bergoglio, 266º papa della Chiesa cattolica, si presentò con il suo “Buona sera” alla folla riunita in piazza San Pietro per la ‘fumata bianca’. Immediatamente dopo, invece di fare l’ingresso nei “sacri appartamenti papali”, con gli altri cardinali, in autobus è tornato nell’albergo di Santa Marta in Vaticano, che al momento del concistoro era il suo alloggio. E lì è rimasto a fare il papa, con alcune conseguenze: non è prigioniero di consuetudini e protocolli e la gente può entrare e uscire da casa sua; lì celebra Messa ogni mattina, non da solo con il suo segretario, ma attorniato da fedeli come un buon parroco.

Gli inizi

Cominciava così, in compagnia di quel nome rivoluzionario, “Francesco”, il tentativo di sconvolgimento che, anno dopo anno, sta cercando di mutare l’immagine e il volto alla Chiesa.

La grande sfida di papa Francesco è sbriciolare quel muro istituzionale che rende le strutture ecclesiali lontane, ieratiche, come se fossero collocate sopra un piedistallo dorato. Da istituzione lontana ed offuscata da scandali di varia natura, Bergoglio sembra che stia riuscendo a ripulirne l’aspetto, avvicinando la Chiesa al popolo, alla base, alla gente comune. Ma, ci riuscirà?

In realtà, arcivescovo argentino, Jorge Bergoglio, alle soglie della pensione e già candidato (sconfitto) al conclave del 2005 in cui fu eletto Benedetto XVI, è stato scelto non per attuare un programma dettagliato (salvo la riforma della Curia vaticana), quanto per far uscire la Chiesa dall’impasse in cui si trovava: dalla caccia alle streghe alla pedofilia e allo stallo delle riforme finanziarie vaticane…, ricordando che, nelle congregazioni del pre-Conclave, eminenze stimate, come ad esempio Christoph Schönborn, si spingevano a domandare la chiusura dello Ior, considerato il ricettacolo di tutti gli scandali e del malaffare petrino.

Certamente c’è grande speranza nel cambiamento, sia sul piano religioso sia su quello diplomatico. Curioso, se si considera che fu proprio la Segreteria di stato, allora guidata da Bertone, ad essere messa sul banco dagli imputati nel pre-Conclave; ma quella di Papa Francesco è una chiamata alla conversione più che una riforma con una pubblica “resa dei conti” nei confronti di imputati a volte additati sommariamente.

L’immagine pubblica

In questi mesi si sono moltiplicate le pubblicazioni che cercano di “fare il punto” sul pontificato di Francesco. E in effetti 5 anni sono un primo giro di boa al di là di certi entusiasmi di facciata. È sorprendente veder presentati, praticamente ogni giorno e da una platea differenziata ed articolata di intellettuali, commentatori e giornalisti, i gesti, le parole e le scelte del papa argentino come immancabilmente sconvolgenti e innovativi.

L’immagine del papa buono, umano e sorridente, nemico implacabile di corrotti, conservatori, opportunisti e restauratore degli autentici valori evangelici, è diventata da subito opinione comune e diffusa: quasi un elemento dato per scontato grazie al contributo di apologeti laici e cattolici. Sembra che ci troviamo di fronte all’edificazione del culto della sua personalità con un’intensità pari solo a Giovanni XXIII.

L’apporto dei mezzi di comunicazione

L’enorme potenza dei mezzi di comunicazione hanno messo in risalto pure che il papa non è solo un leader spirituale, ma anche politico in grado di far conoscere quotidianamente i suoi pensieri e le sue riflessioni, di comunicare, attraverso immagini, parole e gesti, con un vasto pubblico di fedeli, curiosi e osservatori sparsi in ogni angolo del pianeta. Francesco ha utilizzato in modo mirabile questa possibilità e, grazie alla complicità del sistema dei media sempre alla disperata ricerca di “personaggi” da consumare, è riuscito ad occupare con successo la scena, dando non solo l’impressione di possedere un messaggio politico e sociale originale per i nostri tempi, ma anche quella di aver messo in movimento cambiamenti profondi nella Chiesa, molto spesso identificata con l’immobilismo e la conservazione.

Purtroppo la personalità e lo stile del Papa argentino si sono imposti sulla scena globale a tal punto da mettere rapidamente in secondo piano le riforme e i cambiamenti strutturanti.

Il “personaggio”

Francesco appare spiritoso, sagace, pieno di umanità soprattutto nel compiere bei gesti e pronunciare battute fulminanti; nel mostrarsi in grado di fare bene quelle cose che piacciono alla società: confessarsi in pubblico, rivelare eventi della propria vita, raccontare e raccontarsi. Con la sua capacità di occupare la scena, papa Bergoglio se da un lato aumenta immensamente la sua popolarità, dall’altro, non solo fa scomparire del tutto dal dibattito pubblico il tema della secolarizzazione e della sempre minor rilevanza del cristianesimo, ma oscura l’esistenza e il funzionamento della macchina ecclesiastica: è la “Chiesa mediatica” ad essere sempre più visibile e rilevante a discapito della “Chiesa parrocchiale”, quanto mai bisognosa di protezione e di cura per poter sopravvivere e di cui farsi carico.

I pericoli

C’è il reale pericolo che Il sistema della comunicazione tratti la Chiesa come se fosse un’azienda “liquida”, nella cui cultura organizzativa, norme e ragione sociale possono cambiare a seguito dei picchi di ingegno dell’amministratore delegato o della trovata di un direttore del marketing.

Insomma, il Papa, per la rappresentazione che ne fanno i media, diventa un divo, un uomo in grado da solo di riportare la gente nelle chiese o restaurare la purezza del messaggio evangelico.

L’attuale situazione del cattolicesimo però è strettamente intrecciato con un tempo complesso e contraddittorio. “Oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca”, ha detto papa Francesco, con “sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere”. In effetti passato l’entusiasmo iniziale, iniziano i segni di stanchezza; molti che si aspettavano chissà quale cambiamento dottrinale alla fine son rimasti delusi: ha solo un modo di procedere diverso dai suoi predecessori. Lo stile latino-americano del Papa lo fa a volte essere poco prudente? E’ una scelta di metodo. Come la scelta di avere un consiglio dei cardinali, usando poco la Curia nella sua forma più tradizionale.

Una beatificazione in vita?

Ha combattuto tenacemente tutti gli aspetti che rendevano il Vaticano simile a una corte cinquecentesca, limitando il ruolo della Curia come organismo controllore del cattolicesimo delle periferie; ma la Curia è restata. La riforma da Lui promossa è più spirituale che strutturale. Ha parlato molto di collegialità e l’ha anche praticata in modo informale, ma non l’ha codificata; e di fatto ha incentivato una verticalizzazione del potere. Tuttavia quasi nessuno ha l’ardire di mettere in discussione le qualità o le scelte di un papa nei fatti già santo per unanime acclamazione popolare. La beatificazione in vita di papa Bergoglio è quasi universale!

Tempi di secolarizzazione?

Francesco si trova così alla testa di un’antichissima istituzione storico-religiosa; ha saputo dare alla sua presenza e al suo messaggio una nota di semplicità comunicativa, in un tempo in cui le “religioni dell’emozione”, che imperniano il mercato, sembrano avere la meglio rispetto alle Chiese storiche. Capire papa Francesco vuol dire comprendere anche come sia cambiata la nostra dimensione religiosa in un tempo definito, forse troppo frettolosamente, di “secolarizzazione”. Mentre occorrerebbe parlare di un’epoca in cui  prevale l’oscillazione profonda fra gli incantesimi e l’orrore del vuoto che si va diffondendo.

Qui nel mondo secolarizzato, l’elemento caratterizzante l’attività del pontefice è certamente la “politica dell’amicizia” praticata a tutto tondo, ovvero la tendenza a considerare irrilevanti le distanze ideologiche e culturali e secondaria la dottrina morale, privilegiando al contrario rapporti dialogici personali. Nella Chiesa di Francesco non ci sono steccati!

Le opposizioni e i “corvi”

Le resistenze e le opposizioni a Francesco costituiscono un capitolo rilevante in questo pontificato: nessun papa contemporaneo è mai stato criticato così apertamente all’interno della Chiesa cattolica. Sorprendono, in particolare, le tensioni con vari episcopati, specie se si considera che la sua elezione è scaturita anche dalle critiche alla Curia vaticana, alle responsabilità degli “italiani” ai vertici della Chiesa e al centralismo romano.

Forse è possibile parlare di Lui più come profeta che come uomo di governo, che ha cercato soprattutto di varcare i limiti di una Chiesa di minoranza per rivolgersi al popolo.

Con l’arrivo di papa Francesco è realistico ritenere che, dopo un primo millennio segnato dalle Chiese orientali e un secondo millennio guidato dalla Chiesa occidentale, sia iniziato un terzo millennio rivitalizzato dalle Chiese del Sud del mondo, nel contesto di una cattolicità dal volto poliedrico, presieduta nella carità dalla Chiesa di Roma, nella quale confluiscono, con le loro originalità, le varie Chiese locali.

A cura di Aìle Onilokre

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