PROGRAMMA E SVILUPPO

PROGRAMMA E SVILUPPO

Giorni fa, ho avuto la possibilità di vivere una esperienza straordinaria. Ho potuto fare quattro ore di lezione, due per volta, ad una classe di ragazzi e ad una di ragazze. Fin qui, nulla di straordinario, direte, se non fosse che le classi “unisex” sono ormai in via di estinzione.

Il fatto è che queste classi erano e sono speciali per un’altra ragione. Qualcuno le definirebbe in vario modo: classi di delinquenti, avanzi di galera, disadattati, ragazzi problematici. E così via.

C’è anche chi le definisce “le mie bestie”, ma con molto amore, perché si tratta della loro insegnante.

E proprio da costei mi è giunto l’invito a donare un giorno di lezione. Ovviamente, in apparenza, il dono lo facevo io. Ma sappiamo tutti che il dono, in realtà, l’ho ricevuto.

La lezione non aveva un oggetto preciso. Desideravo parlare loro di quanto la scuola, la pubblica istruzione, sia stata importante nella mia vita. Di quanto e come mi abbia salvato. Ho raccontato loro di quando la mia maestra mi metteva in punizione, perché ero davvero un ribelle, ma mi difendeva sempre, perché mi voleva bene. Ho raccontato del fatto che, una volta, con una reazione scomposta, ho rischiato di far male sul serio ad un compagno di classe che mi derideva per la mia obesità: in quella occasione, e chissà in quante altre, sarei potuto finire in galera.

Ecco, alla fine, mentre parlavo, e mentre li ascoltavo, ho finito per rendermi conto e confessare che ero esattamente uno di loro e che se non ero finito in gattabuia o a scontare misure alternative alla detenzione è solo perché sono stato fortunato e, soprattutto, sono stato amato.

Ci siamo capiti subito. Parlavamo la stessa lingua. Asciutta, diretta e senza infingimenti. Andando dritti al sodo. È stato magnifico, mi sono potuto sedere tra i loro banchi e lasciare che salissero loro in cattedra. Ho ricevuto anche un ringraziamento bellissimo da una tutor d’aula che, rimasta in silente ascolto per tutto il tempo, ha poi detto di aver ritrovato, grazie a quell’esperienza, la motivazione e la carica giusta per sorreggere la fatica di ogni singolo giorno in un lavoro che non deve essere proprio semplice.

Siccome poi in questi casi io cito sempre don Milani – Un operaio conosce 100 parole, il padrone 1000. Per questo lui è il padrone –, ho voluto salutarli regalando loro il significato di due parole: programma e sviluppo, le stesse dell’ente di formazione da loro frequentato.

Ne ho chiesto il significato e, come sempre in queste circostanze, le risposte sono arrivate timide e stentate. Per spiegare programma, mi sono rifatto all’etimologia: pro-grapho, ovvero scrivo davanti, scrivo prima. Quanto a sviluppo, ho chiesto un foglio, l’ho piegato più volte su se stesso fino a ridurlo ad un quadratino e quindi, riaprendolo sotto i loro occhi, l’ho sviluppato, mostrando così che ciò che appare piccolo, può diventare grande e rivelare tesori nascosti.

Mentre li ringraziavo ancora per il magnifico tempo che mi avevano donato, ho aggiunto: «Ricordatevi, ragazzi. Potete scrivere prima chi volete essere e potete svilupparvi rivelando le perle che nascondete in ciascuno dei vostri cuori. Io, grazie alla scuola, ci sono riuscito. Potete farlo anche voi e qui, tra chi vi vuol bene, potete decidere di dare una seconda possibilità alle vostre esistenze».

Piccola nota di chiusura: avevamo tutti gli occhi lucidi e un bel pumpum nel petto.

di Paolo Farina

(cfr Presenza Cristiana 04/2022)

Nessun Commento

Sorry, the comment form is closed at this time.