Ripartire dall’Italia che c’è, per costruire una «Buona Società»

Ripartire dall’Italia che c’è, per costruire una «Buona Società»

Il Rapporto Eurispes

Le indicazioni dell’Istituto di ricerca: agire per ritrovare una vera coesione sociale riaffermando valori quali solidarietà, responsabilità verso se stessi e gli altri

Gli ultimi due anni, segnati prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina, hanno messo a dura prova il Paese ma, nello stesso tempo, hanno evidenziato la sua capacità (talora inattesa) di resistere. Esiste evidentemente un’Italia che funziona, che è in grado di esprimere un’elevata qualità di azione. Insomma, «un’Italia che c’è» e dalla quale ripartire nel passaggio storico che stiamo vivendo, per costruire una «Buona Società» e un’idea diversa di futuro.

Emerge uno spiraglio di speranza dal 34° «Rapporto Italia» dell’Eurispes che passa in rassegna, come ogni anno, lo stato di salute del Paese attraverso l’analisi di tematiche di attualità.

«Mai avremmo pensato di dover presentare il Rapporto Italia in una situazione segnata dal sommarsi dell’emergenza della pandemia da COVID – una tragedia che continua a mietere centinaia di vittime ogni giorno – con l’emergenza della guerra, che si è aperta inaspettatamente nel nostro continente» dice il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara. «Come comunità dobbiamo riflettere anche per prendere coscienza dei limiti dei nostri sistemi conoscitivi. Un dato è certo: le due emergenze si sono rivelate al mondo come fatti sorprendenti, inattesi, imprevedibili. Questo è il punto su cui riflettere, pensando a quanto sia controproducente e lontana da ogni riferimento etico la posizione di chi ha giustificato i propri evidenti limiti di analisi, conoscenza e previsione, definendo queste emergenze semplicemente delle “sorprese strategiche maggiori”».

«Ci troviamo, dunque, – prosegue Fara – in un momento di passaggio cruciale, in uno snodo della storia carico di indeterminatezza per il futuro, e questo vale particolarmente proprio per noi, per l’Europa».

Valori costituzionali

Quale direzione prendere nel passaggio storico che stiamo vivendo?

«Occorre operare per la costruzione di una “Buona Società”; ciò significa, al di là di ogni possibile rigurgito o tentazione ideologica, agire per la identificazione e condivisione del punto di equilibrio di una vera coesione sociale – sottolinea il presidente dell’Eurispes –. Un nuovo patto sociale che si basi sull’affermazione o, meglio, sulla riaffermazione di quei valori umani indicati dalla Costituzione italiana sui rapporti etico-sociali; valori esplicitati come diritti e doveri alla solidarietà, come responsabilità verso se stessi e gli altri, come apertura al merito».

Principali preoccupazioni

A impensierire gli italiani sono soprattutto la crisi energetica e la guerra. Secondo l’Istituto di ricerca, i conflitti internazionali sono la principale preoccupazione per un connazionale su quattro; un italiano su cinque si dice preoccupato per l’aumento dei costi di luce e gas, mentre l’insicurezza del lavoro impensierisce più di un italiano su dieci. 

Entrando più nel dettaglio, più dell’84 per cento dei connazionali è allarmato dalla possibilità di un conflitto mondiale. Ma la crisi energetica preoccupa anche di più: l’87,3 per cento sente questo problema più vicino e pressante.

Shock del Covid 19 tra dietrologia e complottismo

Eurispes ha indagato le posizioni della popolazione sulle origini della pandemia da COVID-19. Ebbene, quasi metà degli intervistati ammette di non avere idea di come abbia avuto origine. Un italiano su quattro è “complottista”, cioè ritiene che dietro il coronavirus ci sia la mano di qualcuno, mentre una minoranza (il 4,8 per cento) afferma, al di là di ogni evidenza, che non esiste nessuna vera pandemia.

Come si sarebbe generato il virus? La maggioranza ritiene che sia stato creato in laboratorio e poi sfuggito al controllo. C’è poi chi pensa che ci si sarebbe accorti troppo tardi dell’esistenza del virus e non si è stati capaci di fermarlo, mentre per più di un italiano su dieci il virus è un normale virus influenzale ma è stato usato per altri scopi.

Nell’indicare un responsabile, la convinzione è che la pandemia non sia una casualità: la Cina o i cosiddetti poteri forti sarebbero colpevoli della diffusione del virus.

Ai cittadini che credono che la pandemia non sia scoppiata per caso è stato chiesto anche quale sia, a loro avviso, lo scopo per cui è stata creata. Fare enormi profitti risulta l’obiettivo più citato, seguito da «controllare meglio le persone» e «indebolire le democrazie».

Restrizioni della libertà personale

La netta maggioranza dei cittadini ha avvertito, dall’inizio della pandemia, limitazioni della propria libertà personale.

Oltre un terzo dei cittadini afferma di essersi sentito limitato durante la pandemia sia per la situazione sanitaria sia per le scelte governative; soltanto il 16,3 per cento degli italiani non ha mai avvertito questo disagio. Agli intervistati è stato poi chiesto se, in caso di necessità, sarebbero disposti ad un’ulteriore limitazione della loro libertà individuale. Quattro connazionali su dieci si dicono disposti, se necessario, ma un più cospicuo 62 per cento manifesta un atteggiamento di chiusura rispetto a questa eventualità.

Anche perché la condizione psicologica degli italiani durante l’emergenza sanitaria è peggiorata.

La maggioranza, infatti, afferma di essersi sentita, dall’inizio della pandemia, di umore più instabile, più demotivata, più ansiosa. Quasi la metà del campione riferisce di essersi sentito più depresso.

Difficoltà economiche

Quanto alla situazione economica del Paese, nel complesso, la maggior parte dei cittadini ritiene che nell’ultimo anno vi sia stato un peggioramento netto o parziale.

Ma cosa si aspettano gli italiani nel futuro prossimo?

Quasi la metà ritiene che la condizione economica generale sia destinata a subire un peggioramento, un connazionale su quattro è ottimista ritenendo che stiamo per vivere un periodo di stabilità e per il 6,4 per cento ci sarà un miglioramento.

Riguardo alla condizione economica della propria famiglia, per quattro italiani su dieci è peggiorata. Quasi la metà dei connazionali è costretta a utilizzare i risparmi per arrivare a fine mese; più di quattro su dieci hanno difficoltà a pagare la rata del mutuo; circa una famiglia su quattro affronta con fatica le spese mediche, mentre sono sempre di più le persone che affermano di avere difficoltà a pagare le utenze di gas, luce, ecc.

La condizione dei giovani: sempre più Neet

In Italia sono in costante aumento coloro che vengono definiti Neet (Not engaged in education, employment or training) cioè che non studiano, non lavorano né sono impegnati in attività di formazione. Nel 2020 l’Italia ha raggiunto un poco lusinghiero record: è il Paese in cui ci sono più Neet rispetto a tutti gli altri Stati dell’Unione europea, con il 25 per cento, mentre in Paesi più virtuosi, come Svezia e Paesi Bassi, sono il 7 per cento.

Degli oltre tre mililioni di Neet in Italia, ben 1,7 milioni sono donne. 

Secondo Eurostat, i soggetti più colpiti dall’emergenza sanitaria sono stati gli autonomi e i lavoratori con contratto a tempo determinato; si tratta soprattutto di giovani.

Anche l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) evidenzia come l’impatto economico e sociale della pandemia sia caratterizzato da una particolare «asimmetria generazionale», che non solo ha interferito con i percorsi di emancipazione giovanile ma ne ha significativamente frenato l’avvio e lo sviluppo.

Possibili vie di uscita

Nella situazione attuale è emerso con evidenza che la fuoriuscita dalla duplice emergenza della pandemia e della guerra richiede una forte discontinuità con il passato. L’Unione europea, con il Piano «Next generation Eu», e l’Italia, con il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), mettono a disposizione le risorse per un progetto organico di ricostruzione del Paese, da realizzare secondo contenuti e tempi ben definiti.

Secondo l’Eurispes, questi anni così travagliati ci lasciano almeno un insegnamento fondamentale per il futuro: l’Italia si salva se, e solo se, rimane agganciata al contesto europeo: politicamente, giuridicamente ed economicamente. E ancora una volta saranno le linee guida provenienti dalle Istituzioni europee, la cui capacità decisionale non dipende da un imperscrutabile destino ma è direttamente correlata alla condivisione di quote di sovranità che gli Stati-membri sono disposti a offrire, a costituire la storica occasione per affrancarci dai nostri problemi.

Il primo di questi vincoli/opportunità è già in atto, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. E, tuttavia, ammonisce l’Istituto di ricerca, non bisogna trascurare il fatto che «il valore di questo Piano per il futuro del nostro Paese non dipende tanto dall’entità dell’ammontare dei finanziamenti che prevede, quanto dalla capacità che dimostreremo di mettere a frutto quella montagna di danaro. In altre parole, se ci metteremo nell’ottica dell’investimento progettuale e non della spesa a pioggia, della semina per le generazioni future e non del rattoppo per coprire qualche buco qua e là».

Foto di Mircea – See my collections da Pixabay people-6956530

di Maria Giovanna Faiella

(cfr Presenza Cristiana 05/2022)

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