26 Novembre: giornata della “Memoria dehoniana”

26 Novembre: giornata della “Memoria dehoniana”

TESTIMONIANZA DELLA FORZA DEBOLE DEL CRISTIANESIMO

Nell’anno 2000, il 18 dicembre, l’allora Superiore Generale dei Dehoniani, P. Virginio Bressanelli, nell’annunciare l’approvazione del decreto di martirio del confratello Beato Juan Maria de la Cruz, pubblicava una lista di altri martiri appartenenti alla congregazione dei Dehoniani e invitava a recuperare la loro memoria storica.

Il 31 maggio 2004, il Superiore Generale, p. José Ornelas Carvalho, in una lettera alla Congregazione, ha istituito il 26 novembre come il giorno della “Memoria Dehoniana” da celebrar­si ogni anno. Questa giornata diventi un’occasione per conoscere e ricordare coloro che hanno segnato la storia di questa congregazione.

Perché scegliere il 26 novembre come giornata della “Memoria Dehoniana”? Il 26 novembre è il giorno della morte del Servo di Dio André Prévot, uno dei primi padri della congregazio­ne, ma soprattutto è il giorno in cui in Congo trovarono la morte il vescovo dehoniano Mons. Wittebols insieme con molti altri religiosi, per mano dei ribelli. È, quindi, un giorno pieno di significato, in cui si vuole ricordare 49 confratelli martiri nel secolo scorso in diverse circostanze nel mondo (Austria, Germania, Italia, Spagna, Brasile, Indonesia, Camerun, Congo). Costoro hanno dato la vita a motivo della loro fede e della loro dedizione al servizio evangelico, sperando nella Risurrezione alla fine dei tempi.

“La storia del loro assassinio è quella della loro debolezza e della loro sconfitta. Eppure, proprio in condizioni di grande debolezza, questi Padri Dehoniani hanno manifestato una forza peculiare di carattere spirituale e morale: non hanno rinunciato alla fede, alle proprie convinzioni, al servizio degli altri, a quello della Chiesa, per salvaguardare la propria vita e assicu­rarsi la sopravvivenza. Hanno manife­stato una grande forza, pur in condizio­ni di estrema debolezza e di grande rischio.

GIOVANNI MARIA DELLA CROCE

Insieme con la Chiesa intera i Dehoniani ricordano il primo beato dehoniano: Giovanni Maria della Croce (1891-1936), la cui memoria liturgica si celebra il 22 settembre.

Fu trucidato il 23 agosto 1936 a Valencia (Spagna) come vittima dell’odio nella guerra civile spagnola. Da noi viene onorato non solo come un martire, ma anche come un intercessore per le voca­zioni dehoniane e di tutto il lavoro di promozione delle vocazioni, oltre ad essere considerato il patrono di tutti i nostri benefattori.

Giovanni Paolo II, che l’ha procla­mato beato l’11 marzo 2001 insieme con 233 uomini e donne martiri della perse­cuzione religiosa in Spagna negli anni 1936 e 1939, nel suo discorso dopo la beatificazione ricordava: “L’eredità di questi coraggiosi testimoni della fede, archivi della Verità scritti a lettere di sangue, ci ha trasmesso un patrimonio che parla con voce più forte di quella della vergognosa indifferenza”.

IL SECONDO CONFLITTO MON­DIALE

La morte di 11 dehoniani olandesi nel campo di concentramento giappone­se di Muntok, sull’isola di Bangka, in Indonesia negli anni 1944/45, fa parte di una storia assai complessa: s’incrociano i crimini di guerra dei giap­ponesi contro la popolazione civile dei paesi occupati, il crollo dell’Olanda come potere coloniale, la crescita del movi­mento di indipendenza indonesiano, l’insieme della Seconda Guerra Mondia­le nel Pacifico e, non ultimi, la vita e il calvario dei singoli Padri Dehoniani. Tutto questo costituisce una rete di tanti elementi diversi e dipendenti l’uno dall’altro che rende fino ad oggi difficile una considerazione adeguata sulla testi­monianza di quei sacerdoti. E per questo spesso sono abbandonati all’oblio.

Il secondo conflitto mondiale in Europa fu per molti Padri Dehoniani il tempo della testimonianza cristiana. Nel 1935 i nazionalsocialisti colpirono in Germania con severe restrizioni gli ordini religiosi. Il P. Franz Loh, supe­riore provinciale dei Dehoniani, com­prese subito che la loro presenza in Germania era a rischio. Non potendo salvare la casa di Sittard con mezzi legali, cercò di far pervenire il denaro in modo segreto. Ma la Gestapo aveva scoperto tutto. Un confratello tedesco, che simpatizzava con i nazionalsociali­sti, aveva tradito, ma il p. Loh, era riusci­to a fuggire. Fu scoperto e arrestato nel 1940 in Lussemburgo. La durezza del carcere, insieme col diabete, ne causò presto la morte.

Nel 1940 due Padri Dehoniani lussemburghesi, P. Wampach e P. Stoffels, in una Parigi occupata dai Tedeschi, si presero cura dei profughi. In questo lavoro puramente caritativo la Gestapo sospettò una rete di spionag­gio. I due padri venivano arrestati il 7 marzo 1941, mandati nel campo di concentramento di Buchenwald e poi a Dachau. Ufficialmente morirono di bronchite. I funerali si svolsero sotto la sorveglianza della Gestapo il 31 agosto 1942, quasi clandestinamente, senza suonare le campane, senza canti, senza partecipazione dei parrocchiani. Solo 40 anni più tardi si venne a sapere che i due padri erano morti in una camera a gas nel castello di Hartheim (Austria).

Kristiaan Hubertus Muermans fu attivo nella resistenza belga: si dedicò alla stampa clandestina e aiutò molti giovani a nascondersi, impedendo alla Gestapo di arrestarli e di trasportarli nei campi di lavoro. Quando si scoprì la sua attività, p. Muermans venne arresta­to davanti ai suoi allievi. Fu trasferito in vari campi di concentramento e morì il 16 dicembre 1945, solo alcune settimane prima della liberazione del Lager da parte degli Americani.

Martino Capelli insieme con don Comini il 29 settembre 1944, chiamato a soccorrere un ferito nel bolognese, sul cammino fu arresta­to dai Tedeschi. Ritenuti ambedue come spie furono rinchiusi, con un numeroso gruppo di rastrellati, nella scuderia della canapiera di Pioppe di Salvaro (BO). Dopo due giorni di crudele prigionia, la domenica 1° otto­bre, p. Capelli e don Comini, insieme con altri 44 prigionieri, condotti alla cosiddetta ‘botte’ della canapiera, furono falciati dalle mitragliatrici delle SS naziste. Qualcuno fingendosi morto sotto la catasta dei trucidati, riuscirà a mettersi in salvo, dopo la partenza dei soldati tedeschi. Sarà uno di loro che ricorderà l’ultimo gesto sacerdotale di P. Martino: ferito a morte, si alzò a fatica, pronunciando ancora qualche parola e benedicendo. Tracciando quest’ultima benedizione, cadde con le braccia in croce. Aveva 32 anni.

CAMERUN 1959

In molte parti dell’Africa, gli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale sono segnati da vari percorsi verso l’indipen­denza. Il Camerun è diviso in due terri­tori fiduciari delle Nazioni Unite, affida­ti alla Francia e al Regno Unito. Il movi­mento d’indipendenza prende sempre più forza negli anni 50, a volte accom­pagnato da scoppi di violenza indiscri­minata.

P. Héberlé, dehoniano francese in Camerun per più di 25 anni, aveva percepito la critica situazione. Quando nel 1959 si trova in Francia per un perio­do di riposo e di cure, molti insistettero di non ritornare più in Camerun, ma l’abbandonare quelle comunità alla mercé delle bande armate, costituiva per lui un tradire la fiducia di quella gente.

Il 30 agosto 1959 P. Musslin è ucciso nella sua missione. Il 29 Novembre 1959 è assaltata la missione di Banka-Banfang. In un primo momento P. Héberlé è colpito da una pallottola, poi decapita­to. Fr. Sarron riesce a scappare, ma dopo poco tempo è trovato e anche lui deca­pitato.

CONGO 1964

L’indipendenza del Congo belga nel 1960 provoca anni di lotte e disordini. Il 1964 fu l’anno più duro della ribellione. La città di Wamba fu occupata dai Simba nell’agosto 1964, seminando terrore.

Sono 28 i religiosi che nel 1964, durante la rivoluzione dei Simba, hanno dato la vita per l’evangelizzazione. Tra questi ci fu anche un italiano: p. Bernardo Longo, ucciso il 3 novembre 1964 a Mambasa da più di duecento colpi di lancia; quindi gli fu dato il colpo di grazia con una scarica di mitraglietta in fronte. Le morti avvennero nel mese di novembre: dal 3 al 27.

Nel giorno 26 fu ucciso il vescovo di Wamba, il dehoniano mons. Joseph Albert Wittebols, insieme con altri 6 missionari. Costo­ro furono costretti a camminare a piedi nudi e colpiti in ogni modo. Mons. Wittebols morì per le percosse, anche perché senza occhiali cadeva continuamente. I prigionieri furono calpestati nel cortile della prigione e fucilati alla presenza della gente, poi costretta a mutilare i corpi.

La loro morte riassume la missione che i Dehoniani hanno realizzato nel Congo, facendo germogliare la fede in terre in cui la Chiesa non era ancora arrivata. Questi “semi” sono divenuti “alberi giganteschi” come l’Arcidiocesi di Kisangani, la diocesi di Wamba e altre.

BRASILE

PAULO PUNT, olandese, raggiunse il Nord-est del Brasile nel 1936. Lavorò in varie parrocchie dei Padri Dehoniani; ma nel 1968 iniziò un lavoro nuovo nel distretto di Tamandaré. Qui cominciò ad esercitare profes­sionalmente anche il mestiere di pesca­tore. Sensibile alla critica situazione dei pescatori e dei poveri, p. Paulo fondò una efficiente cooperativa. Ma a Tamandaré era molto diffuso il contrabbando. P. Paulo, temendo che i pescatori invo­lontariamente avrebbero potuto trovar­si coinvolti, diverse volte denunciò il fenomeno; ma questo generò inimicizie e persecuzioni contro di lui.

Il 15 dicembre 1975 era una giorna­ta di festa. Sul finire della giornata, alla conclusione di solenni cerimonie, l’assassino si diresse deciso verso p. Paulo e gli sparò tre colpi precisi e mici­diali, che segnarono la fine della sua vita. Però quelle pallottole non riusciro­no a estromettere p. Paulo dalla memo­ria e dal cuore affettuoso della gente di Tamandaré.

La morte di questi Padri Dehoniani, esempi e maestri di vita, è stata un momento alto della loro missione nella Chiesa e in molti paesi, pur nelle molte­plici forme di apostolato

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