IL BERLUSCONISMO DOPO BERLUSCONI

IL BERLUSCONISMO DOPO BERLUSCONI

La destra al governo e un’eredità da gestire

La vicenda personale di Silvio Berlusconi è conclusa: requiescat in pace. Tuttavia, quello che lui ha rappresentato e diffuso, attingendo ad elementi preesistenti la sua persona, merita un approfondimento. È ciò che si definisce come berlusconismo. Si tratta di un modo di essere e pensare che supera lo stretto ambito individuale della persona di Silvio Berlusconi e si pone come un ampio movimento di idee e di azione. Il berlusconismo è un misto, molto discutibile, di diverse caratteristiche delle leadership strategiche (costruite in genere a tavo­lino, spesso con caratteristiche aziendali e di marketing), unite a posizioni antropologiche ed etiche, che, da alcuni decenni in Italia, riscuotono molti consensi. In sintesi, quasi per macro aeree, il berlusconismo è un fenomeno italiano, caratterizzato da una grande fiducia nella potenza delle risorse economiche, populismo, democrazia snaturata e conflittuale, uso strumentale della religione. Sono questi gli elementi che vanno compresi e studiati: in essi aspetti individuali e culturali intrecciano aspetti sociali e politici. 

Quindi, in sintesi, il berlusconismo è prima di tutto un problema culturale e poi politico, tanto da segnare anche ambienti – come la sinistra e le comunità cattoliche – che dovrebbero essere parecchio lontani da questo modello culturale. Porto tre esempi in merito, basati su personalissime e discutibili opinioni: il modello di TV; il modello di partito politico; il cattolico berlusconiano.

il modello di TV

La larga diffusione di una TV, più commerciale che di contenuto, è un pilastro del berlusco­nismo. Programmi, come, per esempio, il Maurizio Costanzo Show, hanno tenuto banco per decenni, proponendo un modello di TV dove tutto è preparato prima, con finalità precise (denigrare o esaltare, a seconda dei casi); gli invitati sembrano recitare una parte; il condut­tore fa il bello e il cattivo tempo, con poco rispetto di chi la pensa diversamente. La RAI, invece di opporsi a ciò e proporre una TV di qualità (rinnovata ma seria), ha, per lo più, imitato la concorrenza. Risultato finale: oggi la stragrande maggioranza dei dibattiti televisivi è inguardabile e disgustoso. Il modello berlusconiano ha trionfato. 

il modello di partito politico

Il berlusconismo politico ha usato, come suo strumento, il partito-azienda, con scarsa de­mocraticità interna e dipendenza psicologica e politica dal leader. Il partito-movimento M5S, nato con l’intento di rinnovare la situazione politica, ha imitato, grosso modo, il modello ber­lusconiano nei due elementi distintivi; per alcuni aspetti lo ha anche peggiorato: Berlusconi ha sempre giocato in prima persona con le sue candidature; Grillo e i Casaleggio, invece, guidano il partito, senza mai essersi sottoposti alla prova delle elezioni. Anche la sinistra, in alcuni momenti, è caduta nella trappola del berlusconismo. Si pensi a tutti gli errori fatti dalle forze di centrosinistra nel non proporre una legge sul conflitto di interessi, nel non potenziare l’opposizione alla vigente legge elettorale, nella debolezza politica dimostrata nel momento in cui essi la potevano riformare, nell’aver, alcune volte, scimmiottato il berlusconismo in metodi e sostanza, nel non aver rinnovato, al momento opportuno, la propria classe diri­gente con persone competenti e integre moralmente, nel non aver avviato percorsi di for­mazione politica per i propri dirigenti e per tutti i cittadini.

il cattolico berlusconiano

Diversi cattolici sono troppo tolleranti nei confronti del berlusconismo (come del leghismo) e, in alcuni casi, lo hanno appoggiato apertamente (fino a tentare di “canonizzare” il fonda­tore), accettando una prassi e un pensiero che hanno poco a che fare con lo spirito evan­gelico. Il berlusconismo sembra propugnare quel tipo di cattolico borghese che si accon­tenta di un richiamo a certi principi della dottrina cattolica (famiglia, salvaguardia della vita, bioetica), dimenticando e tradendo tanti altri (bene comune, solidarietà, accoglienza e pro­mozione degli ultimi e dei migranti, giustizia e legalità, promozione della pace e della salva­guardia dell’ambiente naturale). Forse l’appoggio alla destra berlusconiana è stato funzio­nale a garantire la continuità di alcuni privilegi economici e fiscali verso la comunità cattolica.

Lega e FdI sono berlusconisti?

Sorge infine una domanda: quanto i partiti di Salvini e Meloni sono berlusconisti? Ciò meri­terebbe un’analisi a parte. Intanto, forse può essere di aiuto, nello studio dell’attuale destra, quanto scrivevano due autori inglesi nel 1901, Bolton King e Thomas Okey: “Uno dei primi fatti che fermano l’osservatore della vita italiana è la confusione e la decadenza dei vecchi partiti. Essi hanno perso fede nei loro principi, nel loro Paese e in se stessi. La loro azione sembra poco meglio di un’interessata lotta per raggiungere cariche pubbliche e di cieca resistenza a forze che non sanno comprendere e assimilare, e che, pertanto, temono. La politica italiana si è annebbiata”.

di Rocco D’Ambrosio

(cfr. Presenza Cristiana 5/2023)

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