QUALE QUARESIMA?

QUALE QUARESIMA?

La quaresima, per secoli, è stata un periodo forte di grande riflessione, non solo intorno ai problemi della fede, ma, soprattutto, intorno ai temi della vita; non è una prerogativa dei soli credenti, ma di tutti gli esseri umani, per evitare di delegare ad altri le funzioni del nostro pensare libero. La vita, con i suoi affanni e preoccupazioni, spesso ci riserva pochissimo tempo da dedicare a noi stessi e al recupero di una profonda interiorità: ambito prezioso dove risiede quella dimensione contemplativa della vita stessa, che costi­tuisce la grande forza del nostro corretto relazionarci con gli altri e con il mondo.

Proposta quaresimale

Per riappropriarci di quella “grandezza” che c’è in ciascuno di noi, questo periodo liturgico, da sempre, propone un percorso con tre tappe: l’elemosina, la preghiera e il digiuno.

L’elemosina: etimologicamente deriva da una radice greca che vuol dire commuoversi, avere pietà, in­tervenire in favore di chi è nel bisogno, in quanto ci si sente emotivamente coinvolti nel suo problema: l’altro non mi è estraneo! È un modo concreto di dialogare. Se poi ci addentrassimo nel mondo ebraico rileveremmo che non esiste un termine per definire “l’elemosina”, ma la si chiama semplicemente “giusti­zia”. Quindi, fare l’elemosina non è lasciar cadere dall’alto qualche spicciolo, ma ristabilire la giustizia, riconoscendo che i beni di questo mondo non appartengono al “furbo” di turno, ma sono oggetto di condi­visione.

La preghiera non altera il nostro stato d’animo, non ci fa raggiungere i confini inesplorati della nostra psiche. La preghiera ci fa cogliere l’altra faccia delle cose: quella vera che non appare subito. Nel racconto della Trasfigurazione (Lc 9,28-36), Gesù non diviene un altro, non perde la sua identità, ma la manifesta e questo mentre i discepoli erano in preghiera. Nel Getsemani i discepoli si addormentano, quindi il loro sguardo rimane chiuso sul mistero profondo che si stava consumando. Pertanto la presenza di Dio non si esaurisce nella sfera del culto, ma   abbraccia tutta la vita: Dio non ci fa suoi “clienti” ma suoi “coniugi”… portatori dello stesso giogo.

Il digiuno è sapere controllare il nostro impeto e i nostri desideri, ma è anche una finestra su un tipo di realtà alla quale siamo normalmente chiusi: i crocifissi da resuscitare: Attraverso questa finestra, si può guardare fuori e scoprire un altro mondo da cui ricevere luce, per scrutare la propria interiorità con la stessa forza di quel Cristo che, da Signore, si è fatto servo. Pertanto nella misura in cui ci si fa servi, si potrà diventare anche Signori!

L’invito al deserto

Il deserto è il luogo delle “tentazioni di Gesù” con cui si aprono le domeniche di quaresima, ma è anche un rimando alla memoria storica di Israele: qui, una massa di schiavi, usciti dall’Egitto, diviene popolo. In sostanza questo diviene il luogo della rinascita.

Il deserto è il “Tempo intermedio” per raggiungere la terra promessa: è il luogo della prova, del passaggio: è lo spazio ostile da attraversare; è un faticoso cammino. È il luogo delle ribellioni a Dio, delle mormora­zioni, delle contestazioni (Es 14,11‑12; 15,24; 16,2-3.20.27; 17,2-3.7; Nm 12,1-2; 14,2-4; 16,3-4; 20,2-5; 21,4-5).

Il deserto è luogo dove maturano le grandi decisioni: qui si sono formati i profeti, il Battista, lo stesso Gesù prima di dare avvio alla missione: è un’educazione alla conoscenza di sé.

Due sono stati i luoghi-simbolo, scelti dai profeti per la loro azione: Gerusalemme, centro religioso e poli­tico del popolo di Israele, dove portare un messaggio di riforma, e il deserto, luogo dove ritrovare un cammino di conversione… luogo di fuga e di contestazione, a volte contro la stessa Gerusalemme. Il deserto si rivela magistero di fede: esso aguzza lo sguardo interiore e fa dell’uomo una vigilante persona dall’occhio penetrante. L’uomo del deserto può, così, riconoscere la presenza di Dio e denunciare l’idola­tria. Ma occorre far silenzio attorno, mettere a tacere voci inutili, arrestare la dispersione mentale, pensare di più, meditare, riflettere.

In vari testi antichi, il deserto è presentato anche come il luogo in cui Satana vaga (Mt 12,43; Lc 11,24; Tb 8,3; Is 13,21; 34,14). Nella tradizione ebraica è vietato recarsi da soli in un luogo deserto o in una casa in rovina, perché si teme che la persona entri in contatto con i demoni.

Il deserto, con la sua funzione purificatrice, è il luogo dell’interiorità, dove bisogna avviare una certa libe­razione da vari “stupefacenti”: fretta, rumore, droga, alcool, piaceri eccitanti di ogni genere. Il deserto qua­resimale consisterà, quindi, nel riposo creativo, nella quiete e nel silenzio, dove l’uomo ritrova la facoltà di concentrarsi per la preghiera e la contemplazione, perfino in mezzo a tutti i rumori del mondo. Ma, più di ogni altra cosa, il deserto interiore consiste nella facoltà di comprendere la presenza degli altri, che con­duce alla rinuncia gioiosa del superfluo e alla sua spartizione con i poveri.

Gesù non resta nel deserto, in aristocratica solitudine, dove aveva svolto la sua opera il Battista; non ha preteso che la gente lo andasse a cercare; ha lasciato che ognuno rimanesse nella sua casa e nel suo ambiente: si è mosso lui, per incontrare chiunque avesse bisogno della sua comprensione e del suo aiuto

Le ceneri

La liturgia del mercoledì delle ceneri, con cui si apre la quaresima, ha del suggestivo. L’imposizione delle ceneri è una pratica che si rifà al periodo agricolo: i contadini conservavano per tutto l’inverno le ceneri del camino, quindi, verso la fine di quella stagione, la spargevano nel terreno, come fattore vitalizzante, per dare nuova energia alla terra. La liturgia, che da sempre si nutre di immagini, parte da questa realtà agricola per sottolineare l’augurio che, anche nella nostra esistenza, possano rifiorire tutte quelle capacità latenti, che attendono solo il momento propizio per emergere: abbassa lievemente il capo e lascia che la polvere ti racconti la tua storia! Ma la cenere è anche il frutto di un fuoco che arde. Come un albero rigoglioso, una volta abbattuto e bruciato, diventa cenere, così accade al nostro corpo tornato alla terra, ma quella cenere è destinata alla resurrezione. La nostra carne risorgerà e la misericordia di Dio come fuoco consumerà nella morte i nostri mali. Ma proprio perché non siamo che polvere, potremmo implorare da Dio che non ci giudichi severamente: non metta sui piatti della bilancia gli errori che commettiamo, perché noi non siamo che polvere. Signore, tu lo sai di che cosa ci hai fatto!

1a domenica di quaresima

Anticamente, nella prima domenica di quaresima venivano presentati alla comunità i catecumeni che avrebbero ricevuto il battesimo durante la veglia pasquale. In questo contesto, le rispettive liturgie, dome­nicali dell’intera Quaresima, intendono proporre una riflessione sulla vita battesimale. Cosi, ponendo al centro di questa 1a domenica la riflessione sulle tentazioni di Cristo, la Chiesa antica voleva sottolineare che il battesimo non garantisce, in modo magico, la fedeltà al Vangelo; anzi, al contrario, esso introduce in una condizione di lotta che attraversa tutta l’esistenza. Il battezzato si trova sempre di fronte all’alterna­tiva delle due vie che hanno esiti contrapposti. Il racconto delle tentazioni di Gesù, quindi, non va consi­derato come un “incidente iniziale” del ministero pubblico del Signore, bensì come lo stile di vita, mediante il quale il credente deve vivere nel mondo.

Le tentazioni

Le tentazioni sono una controproposta, un modo diverso di impostare le tre relazioni fondamentali che caratterizzano la vita umana: la relazione con se stessi, con Dio e con il prossimo. In realtà, l’unica autentica tentazione che Gesù ha vissuto è stata sulla croce: “salva te stesso”.

Essere tentati, nel linguaggio corrente, significa sentirsi attratti dal gusto del proibito. La Bibbia invita a considerare la tentazione in una prospettiva originale: come un momento di verifica della solidità delle scelte fatte dalle persone: come un’occasione di crescita, un mettere alla prova, saggiare, o far deviare dalla retta via. Nella tentazione è insito, anche, il rischio di commettere errori, ma questo pericolo è inevi­tabile se si vuole maturare.

Si narra che, un giorno, Il monaco Antonio il Grande (250 – 356), uscendo dal suo eremo, vide tutte le tentazioni del diavolo gettate, come un’immensa rete, sulla terra. Emise un gemito di spavento e gridò: “Mio Dio, chi dunque potrà essere salvato?”. Una voce gli rispose dal cielo: “L’umiltà”.

Le 3 tentazioni di Gesù

1a tentazione Gesù è tormentato dall’istinto della fame.  il pane: nella sua profondità non è frutto di solo rivendicazioni ma di condivisioni. “Non di solo pane vive l’uomo, ma…”: si tratta di due alimenti necessari e complementari.

2a tentezione il Tempio. Per una corretta religiosità: Gesù rifiuta la preghiera che ci fa diventare clienti di Dio, anziché coniugi (portatori dello stesso giogo). In questo contesto è fondamentale rivedere: un certo fanatismo religioso basato sul miracolismo, l’esigere che Dio intervenga in situazioni compromesse e create dall’irresponsabilità dell’uomo, l’utilizzare la Scrittura all’insegna di una interpretazione utilitaristica.

3a tentazione il Monte. All’idolatria del potere si contrappone la capacità del servizio: l’idolatria è l’apprezzamento sproporzionato o la sopravvalutazione dei valori relativi che di volta in volta ci vengono proposti.

Gesù ha risposto no alle tentazioni del diavolo: ma farà tutte le cose che gli ha chiesto il diavolo… però con un altro fine; moltiplicherà i pani per la folla, si nasconderà alla gente che lo cerca per farlo re, ma poi entrerà in Gerusalemme, acclamato Figlio di Davide; infine sarà riconosciuto Figlio di Dio dal centurione, dopo aver spezzato e condiviso il suo corpo nell’ultima cena per essere, poi, innalzato sulla croce.

Conclusione

La Quaresima rimanda ad una fede ancorata nella storia, respingendo un messianismo materialistico (il mangiare come primato dell’economia), un messianismo religioso-fondamentalista e apocalittico (la teo­crazia come primato delle religioni e del sacro), un messianismo politico (intromissione nelle ideologie e nei partiti come primato sulla politica). Con una ulteriore esemplificazione, si potrebbero legare le tre ten­tazioni a tre verbi fondamentali: avere, volere, potere. In ambito psicologico, potremmo parlare di: inclina­zione al possesso, narcisismo ossessivo e onnipotenza delirante.

a cura del Monaco del Mondo

(cfr Presenz Cristiana 1/2024)

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