PER UNA SPIRITUALITÀ “RIBELLE”

PER UNA SPIRITUALITÀ “RIBELLE”

L’istanza “spirituale”, quale linguaggio della crisi, pare che sia tornata di moda: c’è nell’aria un bi­sogno di trovare solidi agganci, per reperire indicazioni rassicuranti intorno al difficile mestiere di esi­stere. In questo, c’è chi si rifugia nel razionalismo o in una mentalità tecnico-pratica e chi ricorre a maghi, astrologi, teosofie misteriosofiche…, con il grande pericolo che la spiritualità scadi nel morali­smo e si irrigidisca in un dogmatismo tiranno delle coscienze, creando un quadro arbitrario di credenze da cui far dipendere la propria correttezza e la rovina altrui.

Chi salverà il mondo dal suo declino economico, finanziario, politico, sociale e morale? Purtroppo né la politica, con i suoi scandali mai interrotti, né la finanza, con i suoi vari giochi di borsa riscuotono credibilità, nonostante la “potenza di fuoco mediatico” che possiedono. Ci sono troppi “strilloni” che costruiscono la propria fortuna, manageriale e politica, sulla pelle di tanti: il futuro è un cammino con­tinuo di fatti e di scelte concrete! Non si può costruire sugli slogan simili a bandiere vuote, sbattute nel vento delle occasioni perdute!

Pensando al bene comune, oggi abbiamo bisogno, in modo ineludibile, che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della collettività e dei suoi bisogni più inalienabili, come il lavoro e la salute. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, come in un recente passato, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto di una finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi, dopo una lunga, costosa e apparente cura. Questo modello ha fallito i suoi ideali, mettendo la finanza contro il lavoro; la libertà di pochi contro la schiavitù di molti; gli interessi egoistici contro la solidarietà; il dominio sul mondo e sugli uomini contro la comunione e l’armonia. Rinunciare ad investire sulle persone, per ottenere un maggior profitto immediato, è un pessimo affare per la società, scrive papa Francesco nella sua Laudato sii.

a sbrogliare il bandolo della matassa, sarà certamente qualche “artista” un po’ originale. Per essere tale, ha, di certo, intrapreso un percorso interiore, che lo ha condotto là dove l’etica è vissuta con radicale responsabilità, constatando una certa insoddisfazione sia per certe risposte prefabbricate e accomodanti, sia per certi soggetti definiti iper-liberisti, ma che nascondono un utilitarismo inumano.

Qui la spiritualità, intesa come stile di vita, diventa progressivamente cultura e interpretazione globale del proprio mondo che vive di arte, politica, ambiente e impegno sociale. Tutto questo costituisce un tessuto connettivo di vita, che si nutre di esperienze e ricerca di senso, alimentato da una serena relazionalità arricchente.

Ci saranno ancora i “poeti dello Spirito”, capaci di chiamare “amici” o “fratelli” le vittime della storia, gente stanca per i soprusi e la disonestà? In proposito, il gesuita spagnolo, naturalizzato salva­doregno, Jon Sobrino, ricorda come “le vittime, e solo le vittime, aprono gli occhi alla realtà…” spesso ovattata o camuffata. Qui, nella compassione, intesa come condivisione nel dolore, forza generatrice di giustizia e liberazione, si estende il terreno per costruire una spiritualità storica in vista di un mondo alternativo. L’esperienza contingente, anche amara, si spiritualizza per ritornare, purificata, più efficace e più concreta.

Thomas Berry (1914-2009) ha sottolineato che, spesso, come nei periodi più oscuri della storia emer­gano le fasi più creative, passando dalla conoscenza alla sapienza: una evoluzione che solo un reale rinascimento spirituale può effettuare. L’oscurità non deve indurre al pessimismo, ma può essere un invito ad accendere i focolai della creatività e dell’immaginazione sociale.

Si ha bisogno, ora più che mai, di un risveglio interculturale che nasca da una passione profonda per la giustizia e la compassione, in vista di un nuovo sistema economico che funzioni per tutti, di un rinnovo delle forme educative e di una filosofia dell’apprendimento, che sottolinei la creatività, invece dell’obbedienza, e che ritenga l’eco-giustizia essenziale per la nostra sopravvivenza.

Per un agire corretto occorre il discernimento che, a sua volta, affini l’interiorità e l’interiorità maturi le personalità. La tipica persona “spirituale” è abituata a una frequente introspezione, ma è anche molto presente e vigile a ciò che avviene fuori. Intraprendere, quindi, dentro e fuori di sé, questo tipo di “ricerca”, parola cara alla spiritualità, è decisamente un compito arduo e richiede un duro lavoro per­sonale che avrà due aspetti: quello mistico, cioè di amare la terra, e quello profetico, cioè di difendere la terra e tutti i suoi abitanti.

Dal “silenzio che ascolta” nascono le parole più vere, acute, essenziali, purificate, perfino terapeu­tiche, capaci di consolare, perché reali e penetranti, tanto da trasformarsi in progetti che spesso ci mancano. Che non sia proprio vera la bizzarra idea di un “mistico ribelle”, secondo il quale la spiritualità salverà il mondo?

a cura di Elia Ercolino

(Cfr. Presenza Cristiana 3/2024)

Nessun Commento

Sorry, the comment form is closed at this time.