Quale pax americana?

Quale pax americana?

Nell’Est Europa, mentre la ‘Pax Americana’ sta scivolando in una “Pax Trumpiana”, l’invasione russa dell’Ucraina ha svelato ciò che stava succedendo da anni: la fine di un’epoca, quella in cui gli unici sovrani erano gli USA, con la loro volontà di potenza e il sistema di regole con cui ciascun Paese difendeva i propri interessi. Ma l’era Trump sta dimostrando come questo approccio si stia rivelando obsoleto e incapace di interpretare le nuove regole del gioco: il mondo, infatti, è cambiato. La “Pax Americana” è una cosa del passato, ha detto il presidente russo, citato dalla Tass. Infatti, i recenti cambiamenti politici e militari, come le azioni d’intelligence, i colpi di stato, organizzati dalla CIA nell’America Latina, o le recenti guerre in Iraq e in Afghanistan hanno posto fine all’era della stabilità globale, guidata dagli Stati Uniti; urge ora riconquistare il terreno perduto all’insegna del vecchio slogan America first, ma che, oggi, va riletto con Trump First.

Ci sono nazioni, dalla Russia alla Turchia, dalla Ungheria all’India, le cui scelte internazionali sareb­bero dettate non dagli interessi statali di più o meno lunga gittata, ma da quelli dei loro leader, e di una ristretta cerchia di seguaci. Questo schema interpretativo includerebbe, oggi, anche Trump che, secondo una chiave di lettura sempre più diffusa in America, avrebbe personalizzato il proprio ruolo presidenziale, come la stessa strategia di politica estera. In quest’ottica vanno riletti i progetti di pace tra Russia e Ucraina e tra Palestinesi e Israele.

Qualche interrogativo

Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, ci si è resi conto che qualcosa stava traballando? Se la difesa dei confini è una delle regole fondanti i rapporti internazionali instaurati, dopo la seconda guerra mondiale, perché la Cina e molti altri paesi emergenti si sono dissociati dal coro di proteste? L’ordine, instaurato 80 anni fa, resta ancora in piedi?

In questa “faccenda”, l’entrata in scena direttamente di Trump dove mirerebbe? Gli esperti parlano di una contropartita, che potrebbe consistere nell’acquisto di maggiori quantità di LNG, il gas naturale liquefatto, in sostituzione delle forniture russe, o un maggior impegno economico europeo a favore dell’Ucraina e della nostra stessa difesa, magari attraverso l’acquisto di armi americane…senza tra­lasciare le “Terre rare” ucraine su cui proprio Trump ha focalizzato i suoi interessi.

Quale politica estera di Trump?

Trump parte dall’idea che la colpa della compromessa posizione dell’America sullo scacchiere inter­nazionale, sia da attribuirsi ai diplomatici di professione e ai cosiddetti esperti di politica estera. Così, per ‘’rendere l’America di nuovo grande’’, Trump, nel suo discorso di accettazione della nomination, sottolineò che sarebbe stato l’americanismo, non il globalismo, la guida della sua politica. In quest’ot­tica, gli alleati degli Stati Uniti dovrebbero corrispondere un indennizzo all’America per i servizi che essa svolge all’interno delle varie alleanze e sullo scenario internazionale: al “Poliziotto del mondo”, dovrà, quantomeno, essere corrisposta un’adeguata remunerazione. Attualmente, però, Paesi come la Ger­mania, l’Arabia Saudita, il Giappone, la Corea del Sud beneficiano della protezione offerta dagli Usa, senza corrispondere alcunché alla superpotenza. In virtù di questo, l’ombrello della difesa statuni­tense avrebbe permesso a questi Stati di concentrare le proprie risorse nello sviluppo econo­mico. Ciò avrebbe garantito loro una straordinaria crescita che, paradossalmente, li ha resi potenziali rivali degli stessi USA.

Ma già in un lontano passato, nel 1987, in un’intervista con Larry King della CNN, Trump aveva riservato parole pesanti alla Nato, sostenendo che gli alleati europei stessero derubando e truffando gli Stati Uniti, a causa della disparità di spesa fra l’America e il resto dell’alleanza.

Anche in questo caso, la posizione del 45esimo Presidente Usa non sarebbe cambiata col tempo: durante la campagna elettorale, infatti, Trump ha spesso definito la Nato come un’organizzazione obsoleta, che ha smesso di svolgere la sua funzione principale con la fine della Guerra Fredda. Non solo, Trump ha anche accusato Hillary Clinton di voler iniziare la Terza Guerra mondiale, riferendosi alla sua volontà di onorare gli impegni statunitensi per quanto riguarda la difesa collettiva, sancita dall’articolo 5 dell’Alleanza.

Con la messa in discussione della NATO, gli Europei si chiedono se gli Stati Uniti accorreranno in loro difesa in caso di estensione del conflitto scatenato dalla Russia, così come le rivendicazioni territoriali degli Stati Uniti su Groenlandia, Panama e persino Canada sembrano mettere in discus­sione la sacralità dei confini anche sul fronte occidentale.

In un contesto già di per sé disorientante, potrebbero essere le politiche economiche americane a fare male a un’Europa alla ricerca di nuovi equilibri su temi essenziali, come la sicurezza, la circola­zione delle merci e l’energia.

Ed ora, in Medio Oriente, imponendo una pace senza i palestinesi e nell’Est Europa una pace senza l’Ucraina, quale gioco sta tessendo Trump?

Il piano di pace per l’Ucraina

Trump, con dati empirici alla mano, prendendo atto che la Russia non può essere sconfitta e che tutti i tentativi di vincere la guerra sono stati vani, ha abbracciato le richieste di Putin.

Il primo “piano di pace” concreto in 28 punti è partito con un difetto di fabbrica: infatti sarebbe stato negoziato tra Washington e Mosca, senza la voce di Kiev e dell’Europa, tanto da far sollevare im­mediatamente i dubbi del Presidente ucraino Zelensky.

“Lasciami risolvere la tua cavola guerra”, ha sbottato Donald Trump nel corso di una conversazione con Vladimir Putin. Poi tocca al portavoce del Cremlino, Dmitry Pesko: “Ogni momento è buono per una risoluzione pacifica, la Russia continua a rimanere aperta a questa soluzione”. Gli fa eco il se­gretario di Stato USA, Marco Rubio: “Entrambe le parti devono accettare condizioni difficili”. E da Ankara, dove fa tappa nel suo tour europeo, Volodymyr Zelensky manda a dire che “senza l’Ucraina non ci può essere accordo. Siamo aperti a ogni proposta credibile e alla collaborazione con gli Stati Uniti”. Kiev avrebbe poi preso visione del piano Trump-Putin definendolo “assurdo” e “inaccettabile” (il piano in realtà pare sia stato redatto dall’inviato speciale della Russia Kirill Dmitriev). Tuttavia, dalle informazioni trapelate sui vari punti del piano Trump-Putin, le condizioni sono risultate difficil­mente accettabili per un Paese che da quattro anni subisce un’aggressione ingiustificata e dramma­tica.

La risposta dell’Europa, attraverso Kaja Kallas, alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, non si è fatta attendere: “Noi sosteniamo una pace che sia giusta e duratura. Ma a ogni piano, per funzionare, serve che l’Europa e l’Ucraina siano a bordo”. Poi precisa di “non essere a conoscenza” di un coinvolgimento dell’Ue al piano di pace targato Trump: un modo garbato per far presente che l’Unione Europea è stata, nuovamente aggirata, dal Presidente statunitense. Kallas aggiunge: “C’è un aggressore e una vittima: non vediamo concessioni da parte della Russia, come ad esempio una tregua incondizionata, dato che lo bombe cadono ancora sui civili”. In queste con­dizioni è, dunque, inimmaginabile negoziare una pace: si tratta di un nuovo ordine da plasmare e non subire!

In questo, o l’Europa riuscirà a partecipare alla definizione del nuovo assetto internazionale, o gli sviluppi futuri verranno definiti altrove. Una cosa sembra certa, secondo Casini: “Sarà la pace pos­sibile, non giusta; perché valgono soltanto le regole della forza”.

Quale futuro?

La Pax Americana, pur avendo permesso all’Occidente di prosperare, presenta, secondo Alan Fried­man, nel suo libro ‘La fine dell’impero americano Guida al Nuovo Disordine Mondiale”, contraddizioni e palesi diseguaglianze, unite a una crisi economica e, forse, all’inevitabile svuotarsi del sistema capitalista, destinato a entrare in crisi per l’esaurirsi di popoli da sfruttare. Infatti, oggi, il cosiddetto Terzo mondo, o Sud del mondo, ha cambiato indirizzo e interlocutori economici-sfruttatori, provo­cando una situazione di incertezza e tensioni politiche interne ed esterne. “Quello che sta emer­gendo è un Nuovo Disordine Mondiale. In questo nuovo mondo, l’impero americano è in declino. L’Europa sta attraversando una profonda crisi esistenziale a causa della guerra di Vladimir Putin, mentre Cina e Russia, a braccetto, cercano di porre fine alla Pax Americana. Emergono potenze di medio livello che vogliono giocare un ruolo da protagonisti nell’emisfero meridionale: Cina e India si contendono la leadership di quello che, oggi, viene chiamato Global South, il Sud globale. Nazioni come il Sudafrica e il Brasile si schierano spesso e volentieri al fianco di Russia e Cina, contro Washington. Nascono nuove alleanze trasversali, con accordi politici e commerciali internazionali, che tendono a escludere gli Stati Uniti e a snobbare l’Europa, avendo una sola cosa in comune: il rifiuto del vecchio ordine mondiale e della democrazia liberale occidentale”.

Quali problemi ci attendono?

Negli ultimi anni in Ucraina si sono riversate, e con questa guerra sono aumentate, migliaia di ton­nellate di armi, che potrebbero finire in mano a eserciti irregolari, milizie mercenarie, trafficanti di armi. Se il governo di Kiev dovesse perdere il controllo dei confini e del commercio transfrontaliero, si aprirebbe un periodo d’instabilità politica, come fu per l’Afghanistan, proprio perché l’Ucraina po­trebbe diventare l’armeria d’Europa a cielo aperto, nella terra di nessuno.

A prescindere da dove inizierà il territorio russo, l’Ucraina rischia di ospitare nel suo territorio cellule del terrorismo internazionale, e, in quanto porta naturale del continente europeo, tali cellule potreb­bero operare da Oriente a Occidente, senza troppi problemi.

E per Gaza e la Palestina? Ḥamās, esclusa dalla pace di Trump, resterà a guardare? Che dire ancora di questa pace palestinese concordata col nemico di sempre, la Russia? E la spartizione con la stessa Russia degli interessi in medio Oriente contro il vero avversario, la Cina, e gli ex alleati europei da rimettere al guinzaglio?

a cura della Redazione di Presenza Cristiana

(cfr Presenza Cristiana 1/2026)

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