SCUOLA E FAMIGLIA: UN’ALLEANZA SMARRITA E DA RITROVARE

SCUOLA E FAMIGLIA: UN’ALLEANZA SMARRITA E DA RITROVARE

C’è stato un tempo in cui la Scuola e la Famiglia erano alleate. Non perfette, non sempre d’accordo, ma unite da un patto silenzioso: crescere insieme i figli, educare insieme i cittadini di domani. Oggi, quel patto sembra essersi incrinato, se non addirittura dissolto. E non è solo una questione di nostalgia per un passato idealizzato: è la constatazione amara di chi, ogni giorno, vive la Scuola dall’interno e osserva, con crescente preoccupa­zione, la distanza che si è creata tra questi due mondi.

Deleghe, pretese e solitudini

I genitori, troppo spesso, hanno smesso di educare. Non tutti, certo, ma la tendenza è sotto gli occhi di chiunque abbia a che fare con bambini e adolescenti. Si delega alla Scuola il compito di formare, di trasmettere valori, di insegnare il rispetto, la fatica, la responsabilità. Ma, paradossalmente, ciò che davvero preme a molti genitori non è che la Scuola educhi davvero: ciò che interessa sono i risultati, i voti, le promozioni. Guai se un docente è troppo severo, guai se osa mettere un voto basso, guai se richiama all’ordine o pretende disciplina. La Scuola deve essere accogliente, certo, ma soprattutto deve essere “comoda”, non disturbare troppo, non mettere in discussione le scelte educative (o le non-scelte) della Famiglia.

Così, la Scuola si trova a dover rispondere a richieste sempre più pressanti e contraddittorie. Da un lato, si pretende che sia luogo di eccellenza, di innovazione, di inclusione, di formazione integrale della persona. Dall’altro, si pretende che non disturbi, che non giudichi, che non valuti troppo seve­ramente. Il docente è chiamato a essere psicologo, assistente sociale, animatore, burocrate, mediatore culturale, e – solo in ultimo – insegnante. Ma, mentre le aspettative crescono, il riconoscimento so­ciale ed economico diminuisce. Gli sti­pendi dei docenti italiani sono tra i più bassi d’Europa, e l’opi­nione pubblica li considera spesso degli sfigati: chi non ce l’ha fatta altrove, chi si accontenta, chi “lavora poco e ha tre mesi di ferie”. Il Governo, di qualunque colore sia, investe poco e male nella Scuola, preferendo cavalcare temi di retroguardia, tagliare risorse, ridurre al silenzio le voci critiche che ancora resistono tra i banchi e nelle sale docenti.

Gli adolescenti: i veri dimenticati

In questo scenario, chi paga il prezzo più alto sono proprio loro: gli alunni. Gli adolescenti, in particolare, appaiono sempre più fragili, sempre più soli. Crescono in un mondo che li bombarda di stimoli, di modelli irraggiungibili, di aspettative spesso irrealistiche. Da una parte, la Famiglia che li protegge a oltranza, che li difende da ogni frustrazione, che interviene al primo richiamo, che si schiera contro il docente “troppo esi­gente”. Dall’altra, la Scuola che cerca di tenere insieme tutto, che prova a educare senza il sostegno della Famiglia, che si trova spesso a dover supplire a carenze affettive, educative, relazionali che non le compete­rebbero.

Il risultato è una generazione che fatica a reggere la frustrazione, che teme il fallimento, che non sa più distin­guere tra diritto e desiderio. Ragazzi che si sentono soli anche in mezzo agli altri, che cercano nella Scuola un luogo di ascolto e di accoglienza, ma che spesso trovano solo adulti stanchi, demotivati, schiacciati da buro­crazia e incombenze. Eppure, nonostante tutto, la Scuola continua a essere uno degli ultimi presidi di umanità, uno degli ultimi luoghi in cui si può ancora parlare di crescita, di responsabilità, di futuro.

Ricostruire l’alleanza: la lezione dei pedagogisti

Ma non basta denunciare ciò che non funziona: è necessario, oggi più che mai, ricostruire un’alleanza educativa tra Scuola e Famiglia. Montaigne ha scritto negli Essais: “Insegnare, non è riempire un vaso, ma è accendere un fuoco”. Questo fuoco può essere alimentato solo se Scuola e Famiglia si riconoscono reciprocamente nel loro ruolo, senza deleghe cieche né invasioni di campo.  

La pedagogia contemporanea offre spunti preziosi da cui ripartire. Edgar Morin ci ricorda che l’educazione è un processo complesso, che richiede la collaborazione di tutti gli adulti significativi nella vita di un ragazzo. Solo una comunità educante, capace di dialogare e di condividere responsabilità, può davvero accompagnare i giovani nella crescita. Célestin Freinet, pioniere della pedagogia attiva, sosteneva che la Scuola deve essere un laboratorio di vita, dove si impara facendo, sbagliando, collaborando. Ma perché questo accada, serve che la Famiglia riconosca il valore della fatica, dell’errore, della lentezza: non tutto si misura in voti e risultati immediati.

Anche Paulo Freire, con la sua pedagogia della liberazione, ci invita a pensare l’educazione come un atto di dialogo e di corresponsabilità, dove nessuno educa nessuno da solo, ma ci si educa insieme, nella relazione e nel confronto. John Dewey, infine, vedeva la Scuola come una comunità democratica, dove si impara a vivere insieme, a discutere, a prendere decisioni condivise: un modello che può ispirare anche oggi la costruzione di un’alleanza educativa fondata sulla partecipazione e sul rispetto reciproco.

In tempi più recenti, Massimo Recalcati ha più volte sottolineato come la crisi educativa contemporanea sia anche crisi della funzione genitoriale e della trasmissione del desiderio. Secondo Recalcati, la Scuola non può sostituirsi alla Famiglia nel ruolo di “padre simbolico”, ma può essere luogo di testimonianza, di apertura al futuro, di incontro con la Legge e con il limite. Solo se la Famiglia sostiene la funzione educativa della Scuola, e non la delegittima, i ragazzi possono trovare un orizzonte di senso e di crescita autentica.

Proposte per una Comunità che educa

La Scuola, dal canto suo, può aprirsi maggiormente al territorio, coinvolgere i genitori in progetti, momenti di ascolto e confronto. La corresponsabilità educativa si costruisce anche attraverso piccoli gesti: una riunione vissuta come occasione di dialogo autentico, una comunicazione Scuola-Famiglia che non sia solo trasmissione di circolari, ma scambio di visioni e di valori. Si possono promuovere incontri periodici non solo per discutere di voti e rendimento, ma per riflettere insieme su temi educativi, sulle fragilità degli adolescenti, sulle sfide della crescita. La Scuola può invitare la Famiglia a partecipare a laboratori, a giornate di volontariato, a percorsi di cittadinanza attiva, restituendo così agli adulti il ruolo di testimoni e non solo di spettatori.

La Scuola e la Famiglia, insieme, possono promuovere una cultura della partecipazione, dove il confronto non sia vissuto come minaccia, ma come occasione di crescita per tutti. Occorre riscoprire la fiducia: fiducia nei ragazzi, nelle loro potenzialità; fiducia negli insegnanti, nella loro professionalità; fiducia nei genitori, nella loro capacità di sostenere e accompagnare.

In fondo, la vera sfida è tornare a sentirsi comunità: una comunità che educa, che si interroga, che si prende cura. Solo così la Scuola potrà tornare a essere, insieme alla Famiglia, il luogo dove si cresce davvero, dove si impara a vivere e a sperare. Perché, in fondo, educare è sempre un verbo al plurale.

di Paolo Farina

(cfr. Presenza Cristiana 1/2026)

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