17 Feb “Educare a una pace disarmata e disarmante”
Il 5 dicembre scorso è stata promulgata la nota pastorale dei vescovi italiani “Educare a una pace disarmata e disarmante”, in cui vengono ribadite le indicazioni dei Papi Francesco e Leone. La pace, infatti, non è un’astrazione, ma un percorso che richiede scelte coerenti. Il testo invita a evitare interpretazioni riduttive e a promuovere uno sguardo più complessivo, in cui sono implicate numerose tematiche scottanti come il disarmo, l’obiezione di coscienza e il servizio civile, gli investimenti delle banche, la presenza nelle forze armate dei cappellani, senza che questi siano inquadrati nelle gerarchie militari…
Purtroppo la guerra non è più un fracasso provocato da gente esuberante; essa orienta scelte pubbliche, condiziona la politica, modifica l’economia. Nel 2024 la spesa militare mondiale ha superato i 2.700 miliardi di dollari. Intanto divampano i conflitti in Ucraina, mentre a Gaza si rimane sempre ammutoliti di fronte al genocidio dei palestinesi; in Sudan e in tante altre aree, silenziosamente, divampano conflitti, alimentati spesso da multinazionali avide di risorse, da appropriarsi senza chiedere il permesso a nessuno.
L’obiezione di coscienza
La nota dei vescovi italiani rilancia una scelta politica per l’Italia: “il coraggio di vie alternative per dare sostanza alla dignità umana e alla cura del creato”. L’obiezione di coscienza e il servizio civile hanno segnato un passaggio epocale sul tema della pace. Il servizio civile obbligatorio sarebbe “un investimento, per dare alle prossime generazioni l’occasione di praticare la dignità della persona e la cura dell’ambiente”. Ma, in questi mesi, proprio mentre il ministro Crosetto propone di ripristinare il servizio militare, la Nota della CEI – che, nella sua elaborazione, sicuramente è stata scritta ben prima – lancia invece l’idea di un servizio civile obbligatorio. Purtroppo, sono in diversi a sostenere ancora, che il servizio militare educhi i giovani. In proposito interviene S. Ecc. Mons. Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, con una intervista rilasciata al Manifesto: “…perché bisogna educare i giovani con il fucile fra le mani? Educarli a cosa, a fare la guerra? I giovani devono dire di no: in Germania sono già scesi in piazza contro un’analoga proposta, e questo è un grande segno di speranza”.
Il caso Ucraina e il riarmo
Mons. Ricchiuti prosegue, poi, con il “caso Ucraina”: “La Chiesa sostiene dall’inizio della guerra che la soluzione militare non avrebbe portato la pace, ma peggiorato la guerra. Ora, dopo quattro anni, a che punto siamo? L’Europa e l’Italia avrebbero dovuto seguire altre strade: non le armi, ma il negoziato. Quindi fa bene la CEI a smarcarsi da qualsiasi appoggio alle politiche di riarmo dei vari governi.
Nella Nota pastorale approvata dai vescovi si parla di riduzione delle spese militari, in contrasto con vari governi che hanno messo in atto pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari. Ma le necessità della difesa di uno Stato – è scritto – non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana. Così, in un tempo in cui i governi, attori politici e persino opinioni pubbliche considerano la guerra come strumento privilegiato di risoluzione dei conflitti, occorre il coraggio di vie alternative per dare sostanza al realismo lungimirante della cura della dignità umana.
In questi contesti di produzione di armamenti, si alza sempre più forte tra la gente il grido dell’obiezione bancaria che i vescovi italiani hanno fatto proprio: cioè disinvestire dalle banche coinvolte nella produzione di armi. Sarebbe un segno potentissimo, sostiene mons. Ricchiuti, se le 226 diocesi e le 25mila parrocchie italiane togliessero i propri conti correnti dalle “banche armate”.
I cappellani militari
La Nota della CEI affronta anche il tema dei cappellani militari: non funzionari della struttura militare, ma testimoni di pace in una istituzione armata. Pax Christi lo dice da anni: è materia concordataria, ma il Concordato non è Vangelo: si può modificare! Non c’è bisogno di un ordinario militare: basta affidare a un vescovo la responsabilità dell’assistenza spirituale dei militari… così come non servono cappellani inquadrati nella struttura militare: è sufficiente un semplice prete che entri nelle caserme, come avviene nelle carceri e negli ospedali. È un privilegio da superare.
Educare alla pace
La CEI riafferma la centralità del Vangelo come criterio non negoziabile: la pace non si costruisce con gli arsenali, ma con coscienze educate e animi riconciliati. Disarmare gli animi per disarmare le strutture, e allo stesso tempo formare cittadini capaci di “resistere al negativo”, che oggi si manifesta in violenza domestica, omofobia, razzismo, criminalità giovanile… un impegno, condiviso tra famiglia, scuola, comunità ecclesiali e società civile, che presuppone responsabilità comunicativa e cura delle parole, evitando che diventino “strumenti di divisione”. Si tratta di sviluppare percorsi che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro, restituendo alla relazione un ruolo decisivo.
Sorry, the comment form is closed at this time.