<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Liturgia Domenicale Archivi - Dehoniani Andria</title>
	<atom:link href="https://dehonianiandria.it/category/liturgia-domenicale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://dehonianiandria.it/category/liturgia-domenicale/</link>
	<description>Collegio Missionario Sacerdoti del Sacro Cuore</description>
	<lastBuildDate>Mon, 14 Sep 2026 19:25:17 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.8</generator>
	<item>
		<title>Proposta di omelia per la 25a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO &#8211; anno A &#8211; (20 settembre 2026)</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/09/14/proposta-di-omelia-per-la-25a-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a-20-settembre-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 05:59:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Liturgia Domenicale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dehonianiandria.it/?p=4482</guid>

					<description><![CDATA[<p>GLI OPERAI DI DIO (Is 55,6-9; Fil 1,20c-27a; Mt 20,1-16) Il profeta apre con un pressante invito alla conversione. Occorre abbandonare le vie del male e far ritorno al Signore, che è al di sopra di qualsiasi modo di pensare e di agire dell&#8217;uomo. Il...</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/09/14/proposta-di-omelia-per-la-25a-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a-20-settembre-2026/">Proposta di omelia per la 25a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO &#8211; anno A &#8211; (20 settembre 2026)</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;">GLI OPERAI DI DIO</h1>
<h5 style="text-align: center;">(Is 55,6-9; Fil 1,20c-27a; Mt 20,1-16)</h5>
<p><em>Il profeta apre con un pressante invito alla conversione. Occorre abbandonare le vie del male e far ritorno al Signore, che è al di sopra di qualsiasi modo di pensare e di agire dell&#8217;uomo. Il salmista leva un elogio alla grandezza di Dio, ma più ancora alla sua pazienza, alla sua misericordia, alla sua bontà, tenerezza e giustizia quale premessa di una ricerca e di un incontro con lui. Matteo ricorda la parabola degli operai della vigna, che illustra la generosità di Dio verso tutti, Giudei e Gentili. Gesù annunzia ancora una volta la sua passione e prende occasione per rintuzzare le velleità dei figli di Zebedeo e degli altri apostoli inculcando la legge che sottostà alle promozioni nel regno. In conformità all&#8217;annunzio di Gesù, Paolo richiama la sua piena disponibilità all&#8217;opera di Dio e al bene dei fratelli di Filippi e di tutta la cristianità. Il tema che unifica i testi è Dio e l&#8217;uomo; nonostante le loro differenze si ritrovano l&#8217;uno accanto all&#8217;altro nel realizzare la comune salvezza.</em></p>
<h3 class="Corpodeltesto0" style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm; tab-stops: 14.2pt;"><b></b><strong>Prima lettura: «Cercate il Signore» (Is 55,6)</strong></h3>
<p>L&#8217;invito del profeta non è di ordine speculativo o filosofico ma pratico. Dio si incontra nella preghiera dove l&#8217;uomo apre a lui il suo animo nell&#8217;intento di capire e di cogliere il suo volere. Anche i segreti dell&#8217;esistenza sono più noti a lui che a chi la vive. Occorre perciò avvicinarsi, mettersi in ascolto per poterli conoscere. Il profeta immagina che Dio sia come un mo­narca che ha giorni di udienza e di grazia, e giorni di assenza. La volontà di incontrarsi con lui presuppone però l&#8217;allontana­mento dal peccato, dall&#8217;empietà, dal male. Sono due cose inconciliabili e distanti come il cielo e la terra. Ma Dio è bontà e misericordia con tutti; anche i peccatori e gli empi possono accostarsi a lui, mettersi a cercarlo senza ti­more, sicuri di trovarlo.</p>
<h3><strong>Seconda lettura «Essere di aiuto a voi» (Fil 1,25)</strong></h3>
<p>I cristiani di Filippi chiedono informazioni sulla sua persona, Paolo risponde sui progressi che il vangelo fa grazie alle sue catene (vv. 12-19). Passando al suo futuro non sa cosa potrà toccargli, la liberazione o la condanna capitale. Ma non per questo è spaventato; perché è sicuro di non andare incontro a una condanna da­ vanti a Dio, per non avere assolto degna­mente l&#8217;incom­benza ricevuta. Paolo vede la sua persona esclusivamente in funzione a Cristo, come il luogo della sua glorifi­cazione ed esalta­zione (epifania). Anzi egli può identificare la sua vita con quella di Cristo; tramite lui Cristo continua a vivere in mezzo agli uomini, ha asserito altrove, coniando la metafora di «corpo di Cristo» (cfr. 1Cor 12,27). Ora lo ri­badisce. Questa unione non si potrà mai spezzare, si potrà solo rinsaldare con la morte; per questo invece di una disgra­zia, di un danno, questa gli si presenta come un guadagno, una grazia. Se c&#8217;è una perplessità nell&#8217;attuare questo desiderio, nasce dal pensiero di poter essere ancora utile alla comunità, ai fratelli. Davanti a questa prospettiva ogni sua personale aspi­razione passa in second&#8217;ordine.</p>
<h3><strong>Vangelo «Andate anche voi nella mia vigna» (Mt 20,4) <em>Vedi Lectio</em></strong></h3>
<p>La parabola di Mt 20,1-16 illustra le vicende del regno dei cieli, il grande campo che può accogliere operai in tutti i momenti della storia. Anche il padrone è insolito. Egli come tutti esce all&#8217;alba e ingaggia con regolare «contratto» un gruppo di lavo­ratori, ma, ciò che non tutti fanno, esce anche nelle ore successive, fin nel tardo pomeriggio, e sempre as­solda nuove reclute. La paga in Oriente veniva consegnata volta per volta al termine della giornata presenti tutti gli ope­rai, così gli uni facevano da testimoni agli altri. La retribuzione questa volta non è data secondo il lavoro prestato ma se­condo la munificenza del padrone: a tutti un danaro, anche a quelli che avevano lavorato poche ore. La reazione dei primi è scontata e apparentemente anche legittima; in tutti i modi, essi hanno ricevuto quanto era stato pattuito.</p>
<p>L&#8217;autore non racconta un episodio dal vero ma immaginario: non intende dettare un nuovo codice di giustizia sociale o di morale salariale, ma annunziare la legge dell&#8217;economia della salvezza. Il padrone della vigna è sempre Dio che convoca alla sua opera uomini e popoli in tutti i tempi della storia. Non c&#8217;è dubbio che i primi chiamati, con regolare «contratto», siano gli israeliti. L&#8217;alba in cui esce il padrone è l&#8217;alba, se non della salvezza, della storia del popolo eletto. Dio si è impe­gnato con Israele (il contratto simboleggia l&#8217;alleanza) e ha tenuto fede alle sue promesse, ma ciò non può impedirgli di apri­re un dialogo anche con gli altri popoli e di invitarli apertamente alla stessa realizzazione a cui attendono i figli di Abra­mo. Le uscite del padrone sono le puntate missionarie che i profeti (Giona), Gesù e ormai gli apostoli compivano nel mondo pagano per renderlo partecipe della salvezza. Israele non era l&#8217;unico popolo di Dio, ormai doveva accettare di sentirsi af­fiancato da tutti gli altri esistenti sulla terra.</p>
<p>Il lamento dei primi operai non è perché avevano avuto poco, ma perché si erano visti alla pari degli ultimi (v. 12). Israele avrebbe voluto rimanere il popolo eletto; se la salvezza doveva passare per caso anche ai Gentili, doveva avvenire sempre attra­verso Israele, con un riconoscimento della sua sovranità oltre che della primogenitura (cfr. Is 60).</p>
<p>L&#8217; «invidia» che il padrone nota nel suo interlocutore è quella che i giudei mostravano quando Paolo passava dalla sinago­ga all&#8217;agorà per annunziare la parola ai Gentili. In proposito, il libro degli Atti offre più di una testimonianza (cfr. At 13,45; 14,19; 18,12). La frase «non posso fare del mio quello che voglio?» si comprende in questo contesto. Non sottolinea il capriccio, l&#8217;arbitrarietà ma la generosità dell&#8217;agire divino. Il padrone è «buono» (v. 15), e perché tale cerca di favorire il maggior numero possibile di persone.</p>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>La storia ha dimostrato che i primi operai chiamati, i primi collaboratori della salvezza, sono passati all&#8217;ultimo posto, e quel­li che erano all&#8217;ultimo posto, o addirittura fuori hanno preso la direzione del regno. Ciò era soprattutto vero al momento in cui l&#8217;evangelista scrive, in cui la chiesa, più che giudaica, è etnico-cristiana. Ma un tale rovesciamento può sempre ripetersi nella storia degli individui come della stessa collettività. C&#8217;è sempre da stare all&#8217;erta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/09/14/proposta-di-omelia-per-la-25a-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a-20-settembre-2026/">Proposta di omelia per la 25a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO &#8211; anno A &#8211; (20 settembre 2026)</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
