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	<title>Dehoniani Andria</title>
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	<description>Collegio Missionario Sacerdoti del Sacro Cuore</description>
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		<title>Proposta di omelia per la 12a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO &#8211; anno A &#8211; (21 giugno 2026)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 23:59:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Liturgia Domenicale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ANSIA DEL GIUSTO (Ger 20,10-13; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33) Il profeta è per vocazione un uomo contro corrente. «Quando parlo, devo gridare», afferma Geremia (20,8). «La parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno» (20,8). Alle minacce si...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;">L&#8217;ANSIA DEL GIUSTO</h1>
<h5 style="text-align: center;">(Ger 20,10-13; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33)</h5>
<p><em>Il</em> <em>profeta</em> <em>è</em> <em>per</em> <em>vocazione</em> <em>un</em> <em>uomo</em> <em>contro</em> <em>corrente.</em> «Quando <em>par</em><em>lo, devo gridare</em>», <em>afferma Geremia (20,8). «La parola del Signore è diventata</em><em> per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno</em>» <em>(20,8). Alle minacce si aggiungono le insidie, gli attacchi; solo la fede in Jahvé </em><em>e nella</em> <em>validità</em> <em>della</em> <em>propria</em> <em>missione</em> <em>riescono</em> <em>a</em> <em>sostenerlo</em> <em>nell&#8217;impresa.</em></p>
<p><em>I discepoli di Cristo vanno incontro a una sorte analoga a quella </em><em>del</em> <em>profeta</em> <em>Geremia.</em> <em>D&#8217;altronde</em><em> non possono pretendere di avere un trattamento differente o migliore di quello del loro maestro, ha promesso Gesù (Mt 10,25).</em></p>
<p><em>Non è facile controbattere le manovre dei malvagi perché non si possono adottare le loro stesse armi, per non diventare come uno di loro; bisogna far solo affidamento sull&#8217;aiuto di Dio, che non è detto quando giungerà, se nella vita presente o in quella futu­ra, e perseverare sereni nell&#8217;attesa.</em></p>
<h3 class="Corpodeltesto0" style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm; tab-stops: 14.2pt;"><b></b><strong>Prima lettura: «Il Signore è al mio fianco» (Ger 20,11)</strong></h3>
<p>Le «confessioni» sono le pagine più commoventi del libro di Geremia (cfr. 12,1-6; 15,10-21; 17,14-18; 18,18-23; 20,7-18). L&#8217;uomo chiamato da un villaggio della Giudea nel cuore di Gerusalemme a tu per tu con le classi dirigenti, le autorità del tempio, i nobili, la corte, si sente come sperduto, soprattutto a causa degli annunzi poco consolanti che deve loro trasmettere.</p>
<p>Il potere, quando non <em>può </em>controbattere con la forza della ragione, fa ricorso alla violenza. È una tattica antica; l&#8217;autore del Genesi l&#8217;attribuisce già a Caino (4,1-8).</p>
<p>Geremia vede insorgere contro di sé «molti»; gli stessi «amici» di una volta. Tutti cercano di coglierlo in flagranza, di attirarlo in una imboscata (v.10), ma il profeta è sicuro del contrario. La «vendetta» (di Dio) si abbatterà su di loro fino a disperderli per sempre. L&#8217;allusione all&#8217;esilio è evidente.</p>
<p>Geremia è un messaggero di Dio, ma non è ancora un santo del Nuovo Testamento. Egli si compiace della sor­te dei suoi oppositori e invoca addirittura di poter assistere di persona alla loro rovina: una «grazia» che chiede al Signore e, sicuro dell&#8217;ascolto, invita i perseguitati, i poveri a intonare un inno di ringraziamento a lui per la vittoria accordata (v.13).</p>
<h3><strong>Seconda lettura «Il peccato è entrato nel mondo» (Rm 5,12)</strong></h3>
<p>Paolo è sempre un grande teologo. Le sue preoccupazioni sono meno personali di quelle di Geremia. Il suo tormento è la presenza del male nella storia e nella vita dell&#8217;uomo, e gli sembra di averne trovato la genesi in una trasgressione che si confonde con le origini stesse dell&#8217;uomo.</p>
<p>L&#8217;apostolo non fa che parafrasare il testo di Genesi 3, dove i progenitori, con la loro ribellione, hanno compro­messo le sorti dell&#8217;intera famiglia umana. Di fatto Paolo non parla direttamente della colpa delle origini, ma dell&#8217;universalità dell&#8217;azione salvifica di Cristo (5,1-11) e la illustra con un richiamo all&#8217;azione nefasta di Adamo. Come la colpa e il relativo castigo (la morte), da uno è passato a tutti, allo stesso modo da uno è passato alla moltitudine il dono di grazia (v. 15). Qualunque sia stata la colpa e la responsabilità di Adamo su cui l&#8217;apo­stolo non ha informazioni, e non indaga, essa è sta­ta cancellata sovrabbondantemente dall&#8217;azione salvifica di Cristo. L&#8217;umanità è da sempre peccatrice, e in stato di morte, indipendentemente dalle trasgressioni di una legge positiva o mosaica, ciò rivela che esiste una situazione di peccato che precede le libere decisioni dei suoi componenti, ma questo non deve avvilire, né distruggere il credente perché alla caduta è subentrata la grazia e alla morte la vita; lo stato di condanna è diventato uno stato di giustizia.</p>
<p>L&#8217;argomentazione può essere valida ma ha forse il torto di aver calcato troppo di nero il tempo prima e fuori del Vangelo (cfr. Rm 1,18-3,20) per dar risalto all&#8217;opera di Cristo, che è grande di per se stessa e non ha bisogno di sotterfugi teologici per essere messa in luce.</p>
<h3><strong>Vangelo «Predicatelo sui tetti» (Mt 10,27) vedi Lectio</strong></h3>
<p>Il missionario evangelico deve essere fornito di fede e anche di grande coraggio. Occorre tenersi ancorati a Dio e a Cristo, ma anche alla propria coscienza. Se non è più che sicuro delle sue azioni verrà travolto dalle si­tuazioni in cui inevitabilmente verrà a trovarsi.</p>
<p>La tattica di Gesù Cristo è stata a volte accorta per non compromettere in partenza gli sviluppi dell&#8217;evangeliz­zazione, o per poterle dare un sufficiente avvio, ma una volta che la sua opera sarà al termine, che non avrà più nulla da temere, il suo messaggio può, anzi deve essere ripetuto con chiarezza e forza davanti a tutti, volenti e nolenti: «dai tetti» è un&#8217;iperbole per sottolineare paradossalmente fino a quale grado di pubblicità si deve arri­vare. Anche il Vangelo ha bisogno di campane. Gesù è morto nel sostenere la sua battaglia, ma la morte è stata il passaggio alla vita; la stessa cosa può capitare ai suoi seguaci; essi debbono avere la stessa fede. Anche i lo­ro corpi possono finire in una fossa, ma ciò non segna la fine, bensì il principio di una migliore esistenza.</p>
<p>L&#8217;evangelista non è sicuro che tutti convergono con il suo ragionamento se è costretto a fare appello ai possi­bili castighi a cui si può andare incontro nel caso in cui ci si lascia vincere dalla paura. La «geenna» è il deter­rente profetico per antonomasia; rimane tale anche nella predicazione cristiana. Per gli Ebrei la Valle dell&#8217;Hinnon era il luogo più orrido che l&#8217;immaginazione potesse raffigurarsi. Una volta vi si bruciavano vittime umane, vi si compivano sacrifici idolatrici, alla fine vi si incenerivano rifiuti, per questo il fuoco non si spegneva mai.</p>
<p>Il senso del richiamo è chiaro: il timore di Dio deve prevalere su quello che può infliggere qualsiasi potente terreno. Questi può colpire il corpo, ma Dio può raggiungere anche l&#8217;anima, ossia l&#8217;intera realtà umana. La «geenna» di Dio è molto più terribile di quella che avevano avanti ai loro occhi i gerosolimitani.</p>
<p>Gesù aveva cercato di sostituire l&#8217;immagine del dio giudice con quella del padre, ma i suoi seguaci hanno pre­ferito continuare a riferirsi al vecchio prototipo, considerato più forte e più efficace per piegare le ostilità dei fedeli.</p>
<p>L&#8217;evangelista fa appello al timore, ma anche all&#8217;amore di Dio. Il tono continua ad essere enfatico, com&#8217;è in ge­nere di ogni omiletica. La cura che Dio ha dei suoi &#8220;figli&#8221; è assidua, attenta, capillare. Gli animali più insigni­ficanti non sono catturati senza il consenso; le parti più secondarie del corpo umano sono pure sotto il suo con­trollo e non permette che vengano danneggiate. Quanto più l&#8217;intera persona umana?</p>
<p>Il richiamo alla provvidenza divina è sempre opportuno, ma di essa nessuno conosce le leggi. È vero che Dio sa tutto, ma con ciò non è detto che le cose vadano sempre secondo le sue previsioni e il suo volere. Si potrebbe anche convenire con una simile supposizione, che tutto si muova secondo un piano predisposto dall&#8217;alto, ma in una prospettiva a lunga scadenza. Nell&#8217;immediato presente la vincono spesso il sopruso e la sopraffazione.</p>
<p>La verità e la giustizia sono destinate il più delle volte ad aspettare per vedere la loro affermazione.</p>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>La fiducia in Dio è l&#8217;unica garanzia a cui l&#8217;uomo possa appigliarsi. Non verrà mai ripetuto a sufficienza, ma non autorizza a pensare a soluzioni automatiche o magiche delle situazioni erronee che si riscontrano nel cammi­no della storia umana.</p>
<p>La pazienza di Dio è sempre grande, come la sua longanimità, bontà, capacità di attesa, solo che ha creato l&#8217;uomo libero e rispetta le sue decisioni, i suoi limiti, la sua lentezza. I cambiamenti della storia e delle coscienze non avvengono miracolosamente ma attraverso una lenta conversione interiore di quanti sono chiamati ·a colla­borare al suo progetto.</p>
<p>Credere è sapere aspettare con la ferma convinzione che il bene trionferà, ma rinunciando alle scadenze, soprat­tutto improvvise e immediate.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Agendina &#8220;ECCOMI 2027&#8221;</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/06/13/agendina-eccomi-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 15:08:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Valorizzare le nostre giornate è un compito che sarà facilitato appuntando sull’Agenda i tempi degli incontri e degli impegni. Crediamo di farvi cosa gradita produrre l’Agenda &#8220;Eccomi&#8221; 2027. Potrete richiederla già a fine ottobre 2026 al Collegio Missionario, via Barletta 387, 76123 Andria (BT) Tel....</p>
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<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/06/13/agendina-eccomi-2026/">Agendina &#8220;ECCOMI 2027&#8221;</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
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		<title>Lettera del Superiore generale in occasione della festa del Sacro Cuore (12 giugno)</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/06/08/lettera-del-superiore-generale-in-occasione-della-festa-del-sacro-cuore-12-giugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 17:07:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<title>“MAGNIFICA HUMANITAS”: LA PRIMA ENCICLICA DI PAPA LEONE</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/05/26/magnifica-humanitas-la-prima-enciclica-di-papa-leone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 07:52:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Magnifica humanitas”, la prima enciclica del Papa americano, è dedi­cata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale (IA). Formalmente non si tratta del suo primo documento, ma, certamente, sarà destinato a segnare la linea del suo ponti­ficato. Il primo documento ufficiale di Papa...</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/05/26/magnifica-humanitas-la-prima-enciclica-di-papa-leone/">“MAGNIFICA HUMANITAS”: LA PRIMA ENCICLICA DI PAPA LEONE</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Magnifica humanitas</em>”, la prima enciclica del Papa americano, è dedi­cata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale (IA). Formalmente non si tratta del suo primo documento, ma, certamente, sarà destinato a segnare la linea del suo ponti­ficato. Il primo documento ufficiale di Papa Leone XIV è stato, infatti, l’esortazione apostolica “Dilexi te”, firmato il 4 ottobre 2025 (memoria di San Francesco d’Assisi): uno scritto “a quattro mani” con papa Francesco che aveva iniziato negli ultimi mesi della sua vita e dedicato alla cura della Chiesa per i poveri.</p>
<p>L’obiettivo di “<em>Magnifica humanitas</em>” non è solo lanciare un allarme o per trincerarsi dietro una linea difensiva, ma l’ambizione del testo è profondamente pragmatica: offrire una mappa e un metodo su come abitare i social media.</p>
<p>Dal punto di vista culturale, Leone XIV sembra voler proporre una visione alternativa sia all’entusia­smo tecnocratico sia al catastrofismo apocalittico. La formula <em>“custodia della persona umana”</em> lascia intendere che il vero rischio non sia la macchina in sé, ma l’eventuale riduzione dell’uomo a funzione o ingranaggio economico. Dietro questa impostazione si intravede chiaramente l’influenza del pen­siero agostiniano e della tradizione personalista cattolica: la persona non può essere completamente misurata, prevedibile o sostituibile.</p>
<p>Il nuovo testo papale si colloca in una scia tematica precisa: quella dell’impegno sociale del magi­stero della Chiesa, le cui radici risalgono proprio all’enciclica leonina del 1891. In questo contesto, un anno fa, già la scelta del nome&nbsp;“Leone” era una dichiarazione di metodo. Infatti, nel primo incon­tro con il Collegio cardinalizio, il Papa aveva collegato la scelta del proprio nome a Leone XIII e alla&nbsp;<em>Re­rum Novarum</em>, descrivendo l’IA come una nuova rivoluzione capace di chiamare in causa dignità umana, giustizia e lavoro. Con&nbsp;<em>Magnifica humanitas</em>&nbsp;tutto questo diventa architettura di pon­tificato.</p>
<p><strong>Leone XIV E la &#8220;Rerum Novarum&#8221;</strong></p>
<p>La&nbsp;<em>Rerum Novarum</em>&nbsp;del 1891, con la quale per la prima volta la Chiesa cattolica prese posizione sulle questioni sociali, affrontò una trasformazione che aveva cambiato fabbrica, salario, proprietà e relazioni fra capitale e lavoro. L’IA si inserisce in ambienti meno visibili ma altrettanto decisivi e problematici: classifica, prevede, suggerisce, seleziona e produce contenuti. La somiglianza fra le due soglie storiche sta nella necessità di proteggere la persona nel momento in cui un sistema eco­nomico o tecnico promette progresso e genera nuove dipendenze.</p>
<p>Il richiamo a Leone XIII trasferisce il metodo della dottrina sociale davanti a una diversa infrastruttura di potere. Nel 1891 il nodo era la condizione operaia dentro l’industrializzazione. Nel 2026 il nodo è la dignità della persona in un passaggio storico segnato dalla crescente influenza delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale che predispongono sistemi che elaborano dati, orientano scelte e giudizio umano.</p>
<p>Nell’ultima tappa del suo viaggio in Africa, in Guinea Equatoriale, Leone XIV ha parlato della dottrina sociale della Chiesa come di “un aiuto per chiunque voglia affrontare <em>le cose nuove</em> che destabiliz­zano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia”: le <em>cose nuove</em>, ovvero “<em>rerum novarum”</em>, appunto.</p>
<p>Come si può notare, il parallelismo è molto forte. Alla fine dell’Ottocento il problema centrale era la trasformazione del lavoro umano dentro il sistema industriale; oggi il nodo diventa la trasformazione dell’uomo stesso dentro un ecosistema dominato da dati, automazione, piattaforme e processi de­cisionali affidati agli algoritmi. La scelta del termine “custodia” della persona umana è particolar­mente rilevante: indica una postura pastorale e filosofica che non punta semplicemente alla regola­mentazione tecnica, ma alla difesa della dignità, della libertà e dell’irriducibilità dell’essere umano. Quindi, nessun algoritmo, per quanto sofisticato, può sostituire il discernimento umano.</p>
<p><strong>La firma di “Magnifica humanitas”</strong></p>
<p>Il 15 maggio 2026 papa Leone XIV ha firmato la sua prima enciclica. Il giorno dopo ha istituito una nuova commissione interdicasteriale. Entrambi gli atti riguardano lo stesso tema: l&#8217;intelligenza artifi­ciale. Insieme,&nbsp;i due gestiscono e costituiscono la più significativa risposta istituzionale all&#8217;IA da parte di un grande organismo religioso a livello mondiale. Un&#8217;enciclica e una commissione nello spazio di ventiquattr&#8217;ore: nel lessico misurato della Curia romana, è qualcosa di realmente nuovo. Questa data, 15 maggio 2026, rimanda al 1891, anno della&nbsp;<em>Rerum Novarum</em>, che orienta la lettura dell’intero documento di Papa Prevost: quel documento di Leone XIII nacque davanti alla questione operaia, alla concentrazione della ricchezza, alla trasformazione del lavoro industriale e alla fragilità sociale prodotta da un’economia in rapido mutamento. Firmare&nbsp;<em>Magnifica humanitas</em>&nbsp;nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum Novarum di Papa Leone XIII, indica una continuità costruita con precisione: il Papa matematico sta impostando l’IA come&nbsp;questione sociale totale. L’algoritmo entra nella selezione del personale, nella produzione di notizie, nella medicina, nella scuola, nella sicu­rezza, nei mercati finanziari e nella guerra. Il tema supera l’ambito degli specialisti informatici e di­venta criterio di governo della convivenza umana.</p>
<p>Che si tratti di un’enciclica sociale, d’accordo! ma non solo. Il testo “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale” è una riflessione sulla necessità di un “nuovo umane­simo” nell’era digitale, in un tempo segnato da diseguaglianze, migrazioni e guerre, che la rivoluzione tecnologica rischia di aggravare. La questione, quindi, riguarda le democrazie, come ha ricordato Papa Prevost agli studenti della Sapienza di Roma: <em>“Occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”</em>.</p>
<p><strong>La presentazione dell’enciclica</strong></p>
<p>La presentazione del Documento, una vera “Rerum Novarum” per l’era degli algoritmi, è avvenuta lo stesso giorno della sua pubblicazione, il 25 maggio 2026, presso l’Aula del Sinodo, alla presenza dello stesso Leone XIV. È proprio questo dettaglio che ha colpito gli osservatori più attenti:&nbsp;nessun pontefice prima d’ora aveva preso parte, in prima persona, alla presentazione di un proprio docu­mento magisteriale.</p>
<p>Ma questa presentazione dell&#8217;enciclica, sottolinea p. Antonio Spadaro, offre un messaggio attraverso il <em>parterre</em> dei relatori, costruito con cura. I cardinali Víctor Manuel Fernández e Michael Czerny rappresentano, rispettivamente, il polo dottrinale e quello sociale della riflessione cattolica. Accanto a loro siedono tre figure che indicano apertura deliberata. Anna Rowlands, teologa politica di Du­rham, porta la tradizione britannica del pensiero sociale cattolico e un forte impegno sui temi della migrazione. Leocadie Lushombo, teologa congolese alla Jesuit School of Theology di Santa Clara, in California, introduce la voce del Sud globale: un promemoria dell&#8217;impatto dell&#8217;IA su chi ha meno potere. E poi c&#8217;è Christopher Olah cofondatore di Anthropic, società americana di intelligenza artifi­ciale, e responsabile della ricerca sull’interpretabilità con lo sforzo di rendere trasparenti e compren­sibili i processi decisionali interni dei sistemi di IA. Inoltre occorre annotare che la presenza di Chri­stopher&nbsp;Olah, raffigura un altro&nbsp;terreno di scontro&nbsp;tra il papa statunitense e l’amministrazione Trump.&nbsp;Anthropic, infatti, è stata bandita da Trump lo scorso febbraio per essersi rifiutata di consen­tire all’esercito statunitense l’uso illimitato della sua tecnologia di IA. Comunque, la sua presenza nell&#8217;Aula del Sinodo insieme al cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e allo stesso Papa sono il dettaglio più rilevante dell&#8217;intero evento di cui si sottolinea il peso istituzionale.&nbsp;Il Vaticano, come si può notare, non sta semplicemente parlando di tecnologia con i teologi, ma&nbsp;sta invitando al tavolo qualcuno che questi sistemi li costruisce: più precisamente, qualcuno che lavora per renderli leggi­bili.</p>
<p><strong>La tecnologia prima di Leone XIV</strong></p>
<p>In questo campo, Leone XIV non parte da zero. Nel gennaio 2025, il Dicastero per la Dottrina della Fede e il Dicastero per la Cultura e l&#8217;Educazione hanno pubblicato congiuntamente&nbsp;<em>Antiqua et Nova,</em> una nota dottrinale di ampio respiro sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, vo­luta dallo stesso papa Francesco. Articolato in 117 paragrafi, il documento ha fatto ciò che i prece­denti interventi vaticani sulla tecnologia non erano ancora riusciti a compiere con la stessa nettezza: ha tracciato&nbsp;una linea filosofica chiara tra ciò che le macchine fanno e ciò che la mente umana è.&nbsp;</p>
<p>Anche Papa Francesco aveva affrontato il tema della tecnologia nelle sue encicliche &#8220;Fratelli tutti&#8221; e &#8220;Dilexit nos&#8221;. Nel caso di Bergoglio si trattava però di una riflessione culturale e psicologica che incoraggia i fedeli a comunicare con il cuore, in un&#8217;epoca in cui i social media e gli algoritmi rischiano di standardizzare &#8211; e svuotare di senso &#8211; il modo di relazionarsi con gli altri. Al centro, quindi, il rispetto per gli altri e la difesa dell&#8217;autenticità dei rapporti interpersonali</p>
<p>La prima volta che internet comparve ufficialmente tra i documenti ecclesiastici fu nel 2002, con il testo <em>La Chiesa e Internet</em>, pubblicato dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Un testo che incoraggiava l&#8217;uso del web per l&#8217;evangelizzazione, sottolineando, però, come la realtà digitale non potesse sostituire la comunità fisica.</p>
<p>In conclusione, nell’approccio di Leone XIV non manca la consapevolezza degli&nbsp;interessi economici e finanziari&nbsp;che regolano la moderna IA: <em>“Dietro questa enorme forza invisibile che ci coinvolge tutti &#8211; </em>diceva infatti nel gennaio di quest’anno &#8211;<em> c’è solo&nbsp;una manciata di aziende, quelle i cui fondatori sono stati recentemente presentati come creatori della “persona dell’anno 2025”</em>.</p>
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		<title>RICORDANDO UN MISSIONARIO</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/05/23/ricordando-un-missionario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 07:10:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La &#8220;morte di un missionario&#8221; è un tema complesso che unisce il cordoglio per la perdita di una vita umana al significato spirituale. La vita di p. Peppino è un romanzo, una grande avventura degna di essere conosciuta. Per moltis­simi Malgasci fu veramente &#8220;un fratello&#8221;...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La &#8220;morte di un missionario&#8221; è un tema complesso che unisce il cordoglio per la perdita di una vita umana al significato spirituale.</p>
<p>La vita di p. Peppino è un romanzo, una grande avventura degna di essere conosciuta. Per moltis­simi Malgasci fu veramente &#8220;un fratello&#8221; e un amico fedele e generoso, maestro di vita e di lavoro per circa quarant’anni.</p>
<p>È tornato alla casa del Padre &#8220;stanco&#8221;, per il suo lungo e faticoso cammino, nell’anti-vigilia di Pente­coste per essere ristorato da Colui che accoglie gli affaticati ed oppressi. Che lo Spirito che ha ani­mato la sua vita possa scendere su di noi e animare la nostra esistenza.</p>
<p><strong>Le origini</strong></p>
<p>P. Peppino Cuomo è originario di S. Antonio Abate (NA) dove è nato il 25 settembre 1945. Ha frequentato le scuole medie nei seminari dei pp. Dehoniani, ma durante il 4° ginnasio è tornato in famiglia, dove ha frequentato l’Istituto Magistrale a Nocera Inferiore (SA). Ma il pensiero di fare il prete… e di farlo in un certo modo, non lo ha mai abbandonato. Nonostante che a Terni abbia vinto il concorso come insegnante di scuole elementari, decise di bussare un’altra volta alle porte dei pp. Dehoniani dove emise la prima professione religiosa il 29 settembre1968. Seguirono i consueti studi teologici presso il Laterano e il 22 dicembre del 1974 venne ordinato sacerdote.</p>
<p>Il 4 ottobre del 1975 partì missionario in Madagascar insieme ad altri due confratelli. Una curiosità: quella sera del 4 ottobre ad accompagnarli all’aeroporto di Fiumicino è stato il p. Giacomo Casolino che, già gli aveva aperto la porta dei pp. Dehoniani, quando il giovane Peppino ha bussato per la seconda volta.</p>
<p><strong>In Madagascar</strong></p>
<p>La sua attività missionaria in Madagascar la conosce solo Dio e la povertà condivisa con i Malgasci immersi nella loro povertà. Ma l’evoluzione di un popolo passa necessariamente attraverso la cul­tura. Così p. Peppino lascia il mondo della foresta e, con l’aiuto di alcuni benefattori, crea una uni­versità.</p>
<p>Ad Antsirabé, nel luglio del 1999, iniziarono la costruzione dell&#8217;<em>Ateneo S. Giu­seppe</em> (ASJA), funzio­nante già dall&#8217;ottobre 2000. Oggi gli studenti frequentanti sono oltre 2500: è la scommessa a favore della cultura offerta anche a quei giovani esclusi dall&#8217;accesso allo sviluppo culturale e professionale specializzato, soltanto perché poveri e impossibilitati a pagare anche la più piccola tassa scolastica. Quest&#8217;opera sociale, di grandissimo valore, potrà dare una forte spinta allo sviluppo economico del Paese. Oggi questa università è affiancata da un altro grande ateneo ubicato nell&#8217;estremo nord del Madagascar, chiamato anch&#8217;esso Ateneo S. Giuseppe Antsohihy (ASJA 2).</p>
<p>Per le sue attività il Governo malgascio gli ha conferito numerose onorificenze: Commentatore, Ca­valiere e Ufficiale della Repubblica.</p>
<p>Speranza e realtà&nbsp;si incontrano in un Vangelo che non delinea solo la strada per il cielo, ma indica metodologie e progetti qui sulla terra, nella creazione di un futuro migliore per le nuove generazioni.</p>
<p>Rientrato in Italia, ma con il Madagascar nel cuore, il brutto male, che non perdona, lo ha colpito fino a divorarlo.</p>
<p><strong>Il commiato</strong></p>
<p>Il congedo da un sacerdote che ha condiviso con noi la fede e i sacramenti, è un momento privile­giato per professare il “nostro” grazie al Pastore Supremo. Ma la morte di queste persone è uno squar­cio che&nbsp; costringe a fermarci. Non solo per piangere, ma per riflettere e meditare, perché dietro la tonaca, dietro l’altare, dietro il sorriso paziente e la disponibilità costante, c’è un uomo… e troppo spesso ci dimentichiamo.</p>
<p>Il sacerdote non è un eroe solitario, né un distributore automatico di sacramenti. È un uomo che ha risposto a una chiamata radicale, che, per servire, ha fatto delle rinunce: famiglia, carriera affetti&#8230; Ma servire non vuol dire diventare invulnerabili. Eppure, alcune comunità cristiane che dovrebbero essere famiglia per lui, spesso diventano gabbie, o peggio, “fosse di leoni”, “covi di vipere” e tribunali, dove ogni parola è giudicata, ogni scelta messa in discussione, ogni difetto ingrandito. Si pretende da lui tutto, senza concedergli nulla: né il diritto alla fragilità, né lo spazio per essere semplicemente umano. Si confonde la missione con la perfezione. Si pensa che l’essere “uomo di Dio” lo renda indifferente alla solitudine, all’incomprensione, all’ingiustizia. Ma non è così. Il sacerdote non smette mai di es­sere uomo e uomo ferito: a volte lasciato solo, ignorato nei suoi bisogni più profondi; così prima o poi c’è il pericolo che crolli.</p>
<p><strong>Alcuni interrogativi</strong></p>
<p>Forse non possiamo sapere cosa passasse nel cuore di p. Peppino quando diceva continua­mente…”sto male…sto molto male…”. Ma possiamo chiederci con onestà: come vengono trattati i preti in alcune comunità cristiane? Li sosteniamo con la stessa forza con cui li critichiamo? Basterebbe, talvolta, una parola buona. Uno sguardo che dica “ci sei, e ti vogliamo bene”. Un gesto semplice, ma auten­tico. Perché la solitudine più dolorosa non è quella dell’assenza, ma quella vissuta in mezzo a tanti, senza essere veramente notati. La comunità cristiana non è un pubblico. Non è un comitato di valutazione. È una casa anche per i pastori della Chiesa.</p>
<p>Chi ama la Chiesa, oggi, deve imparare ad amare anche i suoi pastori. Non idealizzandoli ma stando loro accanto… con tenerezza: con la stessa misericordia che ci aspettiamo da loro&#8230; perché anche loro hanno bisogno di essere salvati.</p>
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		<title>ESERCIZI SPIRITUALI</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/03/24/esercizi-spirituali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 10:14:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 07 all’11 settembre si terranno presso Casa Sacro Cuore a Briatico (VV) gli annuali esercizi spirituali per sacerdoti, religiosi e laici impegnati nelle attività parrocchiali. A guidarli sarà p. Davide Varasi della comunità di Bose. Tema: GESÙ UOMO DELL&#8217;INCONTRO.&#160;A partire dalla lettura di alcuni...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal 07 all’11 settembre si terranno presso Casa Sacro Cuore a Briatico (VV) gli annuali esercizi spirituali per sacerdoti, religiosi e laici impegnati nelle attività parrocchiali.</strong></p>
<p><strong>A guidarli sarà p. Davide Varasi della comunità di Bose.</strong></p>
<p>Tema: <strong>GESÙ UOMO DELL&#8217;INCONTRO.&nbsp;</strong>A partire dalla lettura di alcuni passi evangelici vedere come Gesù, grazie agli incontri che vive, si lascia trasformare e plasmare nella sua umanità: come impara a essere uomo e credente. Da qui aprire delle piste per stare nelle relazioni, anche difficili e complicate che si possono incontrare nel ministero o nel lavoro.</p>
<p><strong>Per informazioni ed eventuali prenotazioni chiedere del p. Massimo </strong></p>
<p><strong>tel. 0963/391192 &#8211; 391437</strong></p>
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		<title>Riconoscimento del martirio del dehoniano p. Martino Capelli</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2025/12/15/riconoscimento-del-martirio-del-dehoniano-p-martino-capelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 18:59:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con grande gioia abbiamo ricevuto il 21 novembre scorso la notizia della promulgazione del Decreto di Mar­tirio del Servo di Dio il dehoniano P. Martino Capelli. Rendiamo grazie a Dio per il riconosci­mento da parte della Chiesa della sua generosa offerta di vita, nell’amore al...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con grande gioia abbiamo ricevuto il 21 novembre scorso la notizia della promulgazione del Decreto di Mar­tirio del Servo di Dio il dehoniano P. Martino Capelli. Rendiamo grazie a Dio per il riconosci­mento da parte della Chiesa della sua generosa offerta di vita, nell’amore al Vangelo e a quanti avevano maggior bisogno di consolazione. Così si esprimeva il superiore generale dei Dehoniani, P. Carlos Luis Suárez.</p>
<p><strong>Gli inizi</strong></p>
<p>Nicola Capelli, ultimo di sei figli, nasce a Nembro in Val Seriana, nella Provincia e nella Diocesi di Bergamo, il 20 settembre 1912, da Martino Capelli e Teresa Bonomi: una famiglia molto povera.</p>
<p>Non brillava nel rendimento scolastico: era vivace e buono. A 12 anni entra nel seminario minore dei Dehoniani ad Albino. I Superiori si impegnano intensamente per cercare di plasmare il suo carattere un po’ ribelle e svagato, ma con una buona intelligenza; alla fine il ragazzo ha registrato ottimi pro­gressi sia nel comportamento sia nello studio. Qui Martino frequentò l’intero ciclo ginna­siale. Da Albino passò ad Albisola Superiore nel noviziato Dehoniano presso il santuario mariano della Pace, emettendo la prima professione il 23 settembre 1930, e prendendo il nome religioso del papà de­funto, cioè Martino Maria.</p>
<p><strong>Anch’io martire</strong></p>
<p>La formazione religiosa e scolastica proseguì nello Studentato delle Missioni di Bologna nelle tre classi di liceo. Dopo, Martino fu trasferito ad Albino. Qui assistette ad una conferenza del sacerdote Luigi Ziliani, fuggito dal Messico, sulle persecuzioni in quella nazione. Fu in quella circostanza che questo giovane religioso diede la propria disponibilità alla Vergine dei martiri messicani di essere un giorno anche lui martire: era il 12 dicembre 1931. Pochi giorni dopo morì sua madre ed egli scelse come sua nuova madre la Madonna Addolorata.</p>
<p>Intanto la sua vocazione si delinea sempre più chiaramente aumentando in lui il desiderio del marti­rio, sull’esempio dei martiri messicani, di cui ha sentito parlare. Ordinato sacerdote il 26 giugno 1938 sogna di partire mis­sionario, possibilmente in Cina, ma riceve l’ordine, inaspettato di andare a Roma per con­tinuare gli studi all’Istituto Biblico. Obbedisce mettendo tutto l’impegno pos­sibile in questi nuovi studi inattesi e non desiderati, ottenendo risultati brillanti, prima al Biblico e, poi, all’Urbaniana, licenziandosi in teologia <em>“cum laude”</em>.</p>
<p><strong>Il periodo bellico</strong></p>
<p>Ormai ad un passo dalla laurea, nel 1943 viene richiamato dai Superiori a Bologna, ad insegnare Sacra Scrit­tura, con l’arrivo di una nuova delusione per il non possibile raggiungimento della Laurea: una obbedienza che gli pesa molto. In questo periodo la guerra inizia ormai a dilagare e si comincia a vivere nella paura dei bombardamenti. A causa di questo si rende necessario ed opportuno trasfe­rire la scuola e, in questo modo, anche padre Martino deve spostarsi venendosi a trovare all’interno della “Linea Gotica” sull’Appennino tosco-emiliano, che era il centro delle operazioni belliche di quel momento storico. Si sente fortemente prete e missionario, ed in questa particolare situazione difficile e drammatica non desidera assolutamente vivere un ruolo da “imboscato” e sente fortemente l’ur­genza pastorale in quel clima di assenza di fede e di abbandono della pratica religiosa, di sradicare l’odio e la diffidenza dai cuori.</p>
<p>Padre Martino decide di andare per i monti, a cercare i contadini nelle cascine ed i partigiani nei bivacchi, per evangelizzare, annunciare, confortare, perché continua a sentirsi profondamente mis­sionario, non rinuncia ad andare a predicare ovunque lo chiamino. Perciò comincia ad essere guar­dato con molto sospetto dai Te­deschi, tanto che anche i Superiori se ne accorgono e decidono di trasferirlo. Questa volta, però, padre Mar­tino disobbedisce, semplicemente per non lasciare senza assistenza religiosa tutte le persone con cui è venuto a contatto in quei mesi. Continua con coraggio a fare il prete, cosciente del rischio che corre.</p>
<p><strong>L’amicizia di don Elia Comini</strong></p>
<p>Nel luglio 1944 la Comunità si trasferisce a Burzanella, un paese a mille metri d’altezza, lontano dalle principali vie di comunicazione, dove in teoria la vita dovrebbe essere stata più tranquilla. Qui si viene a trovare, invece, al centro di rappresaglie e di rastrellamenti. Il 18 luglio i tedeschi accer­chiarono il paese, bruciarono case e catturarono cinque persone. Egli assistette all’esecuzione dei due partigiani nella piazza della chiesa.</p>
<p>Pochi giorni dopo P. Martino si recò a Pioppe di Salvaro per aiutare Mons. Fidenzo Mellini, qui trovò un buon amico e fratello, Don Elia Comini, salesiano. Assieme vissero il triduo del loro martirio.</p>
<p><strong>Il Calvario</strong></p>
<p>Il venerdì 29 settembre si sparse la voce che reparti delle SS rastrellavano la zona. La canonica e la chiesa di Pioppe di Salvaro furono immediatamente gremite di gente terrorizzata. Primo pensiero dei due sacerdoti fu di porre in salvo gli uomini, esposti alle rappresaglie.</p>
<p>Celebrata la loro Messa, giunse un uomo trafelato avvisando che erano state uccise delle intere famiglie alla Creda. P. Capelli e Don Comini, resistendo alla dissuasione delle donne, decisero di andare da quella gente a portare l’aiuto e il conforto religioso. Ma giunti furono arrestati dalle SS e costretti a portare le munizioni tutto il giorno. Verso il tramonto furono condotti nella «scuderia» della Canapiera davanti alla chiesa di Pioppe.</p>
<p>Il sabato 30 settembre, verso mezzogiorno le SS e un ufficiale repubblichino, accompagnato da un partigiano traditore, montarono un sommario interrogatorio per ricevere le informazioni sui singoli rastrellati e smistare gli uomini adatti a lavorare in Germania. P. Capelli fu accusato di essere stato visto a S. Martino, presso don Marchioni, e questo bastò per farne un partigiano, come pure Don Comini. I due religiosi, rinchiusi nella piccola stanza di sicurezza, capirono che sorte ormai sarebbe</p>
<p>toccata loro. Qualcuno poté vederli dalla finestra: don Comini additò il cielo, P. Martino pregava.</p>
<p>Dopo due giorni di crudele prigionia, la domenica 1º ottobre la maestra di Pioppe di Salvaro, Dina Pescio, poté comunicare con i due sacerdoti. Don Elia cercò di confortarla, di rassicurare sua madre e poi la benedisse. P. Martino non aprì bocca, ma fece un segno di benedizione e continuò a pre­gare. In quel pomeriggio i reclusi furono condotti alla cosiddetta «botte», che regolava l’acqua per l’energia elettrica della canapiera, in quel momento piena di melma. A pochi metri furono piazzate le mitragliatrici. E 44 vittime furono immolate. P. Capelli si alzò in piedi, rivolse alcune parole e fece il segno di croce. Tracciando quest’ultima benedizione, cadde con le braccia in croce. Aveva 32 anni.</p>
<p>Nessuno ha potuto avvicinarsi per portare aiuto o per seppellire i morti che rimasero lì, finché rimessa l’acqua nel canale, tutti sono stati travolti dal Reno.</p>
<p><strong><em>“in odium fidei”</em></strong></p>
<p>Padre Martino era diventato un personaggio scomodo, ingombrante, che suscita diffidenza da una parte e dall’altra: lui, non facendo “differenze di persone”, aiuta ugualmente tutti, ed in questo modo si presta ad essere da entrambi le parti considerato come una spia.</p>
<p>Per quanto riguarda il martirio formale <em>ex parte persecutoris</em>, padre Martino venne ucciso per il suo zelo sa­cerdotale, che lo aveva indotto a recarsi nei luoghi delle violenze perpetrate a “Creda”. La sua uccisione fu dovuta principalmente al disprezzo delle truppe naziste verso il suo ministero sa­cerdotale, a testimonianza di come <em>l’odium fidei</em> sia stato un motivo prevalente della sua uccisione.</p>
<p>Gli Atti dimostrano come p. Martino, consapevole dei pericoli che correva, era tuttavia pronto a do­nare la sua vita per il prossimo, pur potendo rientrare presso i confratelli a Bologna; infatti decise di rimanere in quelle zone di scontri tra partigiani e nazisti per esercitare il suo ministero sacerdotale.</p>
<p>La cerimonia liturgica della beatificazione del dehoniano p. Martino Capelli avrà luogo il prossimo 27 settembre nella città di Bologna. Nella stessa celebrazione saranno beatificati anche i Venerabili Servi di Dio: il Rev. Ubaldo Marchioni e il salesiano Don Elia Comini.</p>
<p style="text-align: right;">a cura della Redazione di Messis</p>
<p style="text-align: right;">(cfr. Messis 1_2026)</p>
<p style="background: white;"><em style="box-sizing: inherit; line-height: inherit;">.</em></p>
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		<title>ATTIVITA&#8217; LITURGICA</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2025/10/12/attivita-liturgica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 08:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ORARIO ORDINARIO GIORNI FERIALI ore 07,15 Liturgia delle Lodi ore 07,30 Santa Messa ore 19,30 Adorazione e Vespri DOMENICA e FESTIVI ore 11,00 Santa Messa&#160;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>ORARIO ORDINARIO</strong></h4>
<p><strong>GIORNI FERIALI</strong><br />
ore 07,15 Liturgia delle Lodi<br />
ore 07,30 Santa Messa<br />
ore 19,30 Adorazione e Vespri</p>
<p><strong>DOMENICA e FESTIVI</strong><br />
ore 11,00 Santa Messa&nbsp;</p>
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