<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Dehoniani Andria</title>
	<atom:link href="https://dehonianiandria.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://dehonianiandria.it/</link>
	<description>Collegio Missionario Sacerdoti del Sacro Cuore</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Apr 2026 08:48:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>QUALE 1° MAGGIO? QUALE LAVORO?</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/04/30/quale-1-maggio-quale-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:45:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dehonianiandria.it/?p=5010</guid>

					<description><![CDATA[<p>Libere divagazioni di un sognatore errante Se l’economia tradizionale è fondata sulla produzione, e la nuova economia sulla finanza, il lavo­ro come produzione di beni a servizio della collettività riveste ancora un ruolo centrale nella vita so­ciale? Purtroppo i condizionamenti crescenti della finanza sulle decisioni...</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/04/30/quale-1-maggio-quale-lavoro/">QUALE 1° MAGGIO? QUALE LAVORO?</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><strong>Libere divagazioni di un sognatore errante</strong></h3>
<p>Se l’economia tradizionale è fondata sulla produzione, e la nuova economia sulla finanza, il lavo­ro come produzione di beni a servizio della collettività riveste ancora un ruolo centrale nella vita so­ciale? Purtroppo i condizionamenti crescenti della finanza sulle decisioni aziendali esigono che la riflessione etica ri­metta al centro l&#8217;umanizzazione dell&#8217;azione economica e del lavoro intesi come “servizio” e non alla mercé di principi occulti che obbediscono sfacciatamente alle regole del <em>busi­ness</em>.</p>
<p>Spero che sia giunto il momento in cui tutti coloro che, a diverso titolo e con diversa funzione, con­corrono alla produzione e al profitto, si preoccupino di fronteggiare l&#8217;assalto del potere finanziario, cieco, anonimo, senza agganci e senza relazioni personali. Purtroppo si constata come la pro­prietà di varie aziende, e quindi la loro sorte, sempre più frequentemente, finisce in mano ad am­ministrazioni talmente lontane dalla vita dei lavoratori che alla fine non si sa proprio dove siano le sorgenti decisionali. In questo contesto, come nella logica delle “scatole cinesi”, una unità lavorati­va può essere venduta, acquistata, spostata, fusa, riconvertita, annullata da chi non l&#8217;ha mai vista neppure occasionalmente, e tantissime persone vedono deciso il proprio destino di lavo­ratori da un potere anonimo che conosce soltanto le cifre del mercato borsistico e la conoscenza dei pac­chetti azionari. Tutto ciò è inquietante!</p>
<p>Se questo avviene a livello aziendale, sul mercato si assiste al grande <em>marketing</em> d&#8217;immagine con cui si ri­schia di sbandierare come &#8220;etica&#8221; persino l&#8217;azione più cinica, tesa al solo conseguimento del profitto. Così l’economia, soprattutto quella di tipo opportunistica, andando ad incidere sul si­stema sociale, va a creare problemi e complicazioni di tipo economico e quindi sociali; per cui se esiste la ricchezza, esiste anche la povertà, cioè la mancanza di ricchezza: questo significa non solo la mancanza di un bene ma anche l’impossibilità di partecipare alla vita sociale. Su queste basi viene fondata l’etica del lavoro, che non ri­guarda solo l’uscita dalla povertà attraverso l’autosufficienza economica, ma anche la sua collocazione sociale.</p>
<p>In questi lunghi anni di crisi c’è stato un grande equivoco di fondo: l’idea che, prima o poi, “le cose si sareb­bero aggiustate” e che la macchina dell’economia sarebbe tornata a girare. Ma così non è stato. Purtroppo, scrive Guglielmo Frezza (cf. <em>La difesa del popolo,</em> settimanale diocesano di Pa­dova del 19 aprile), là dove non è riuscita una spaventosa IIa guerra mondiale, sta riuscendo la crisi economica: cancellare la speranza del futuro, l’orgoglio e la determinazione ad affrontare i problemi, un patrimonio di valori condivisi, il sogno di un futu­ro migliore.</p>
<p>È urgente un ripensamento del modello economico complessivo; nel farlo, non occorre “armarsi” di ricordi, ma di valori: il patrimonio più importante è dato dalle persone, perché solo le persone sanno essere creati­ve e dar vita a quelle innovazioni grandi e indispensabili nei tempi duri.</p>
<p>Un monito per tutti: attenzione agli “strilloni” di turno che costruiscono la propria fortuna manage­riale e politica sulla pelle dei lavoratori: il futuro è un cammino continuo di fatti e di scelte concrete; “<em>non si può costruire sugli slogan simili a bandiere vuote sbattute nel vento delle occasioni perdu­te”</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/04/30/quale-1-maggio-quale-lavoro/">QUALE 1° MAGGIO? QUALE LAVORO?</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Proposta di omelia per la 5a Domenica di Pasqua &#8211; anno A &#8211; (03 maggio 2026)</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/04/26/proposta-di-omelia-per-la-5a-domenica-di-pasqua-anno-a-03-maggio-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 23:59:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Liturgia Domenicale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dehonianiandria.it/?p=4482</guid>

					<description><![CDATA[<p>IL DESTINO DEL CRISTIANO (At 6,1-7; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12) Gesù è la ragion d&#8217;essere della chiesa. Essa esiste per lui e intorno a lui non come una corte per ossequiare il suo principe, ma come un&#8217;accolta di amici e di fratelli che cercano di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/04/26/proposta-di-omelia-per-la-5a-domenica-di-pasqua-anno-a-03-maggio-2026/">Proposta di omelia per la 5a Domenica di Pasqua &#8211; anno A &#8211; (03 maggio 2026)</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">IL DESTINO DEL CRISTIANO</h3>
<h3 style="text-align: center;">(At 6,1-7; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12)</h3>
<p><em>Gesù è la ragion d&#8217;essere della chiesa. Essa esiste per lui e intorno a lui non come una corte per ossequiare il suo principe, ma come un&#8217;accolta di amici e di fratelli che cercano di capire e di far proprio l&#8217;esempio che ha la­sciato (13,15), la strada che prima di tutti ha percorso (14,6).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </em></p>
<p><em>Gli apostoli sono coloro che attendono al «servizio delle mense» (At 6,2) che si occupano cioè non tanto di di­stribuire quanto di procurare la necessaria alimentazione ai poveri e alle vedove della città e solo in un secondo tempo si riservano di annunziare la parola. Tutti gli appellativi onorifici che la comunità riceve dall&#8217;autore 1Pt mettono in luce l&#8217;incombenza fondamentale che essa ha avuto da Cristo: realizzare una costruzione spirituale di cui ogni componente è tenuto a essere parte viva.</em></p>
<p><em>La chiesa non è fatta di pietre ma di persone che debbono sentirsi non contrapposte ma in coesione tra di loro per assi­curare stabilità all&#8217;edificio. C&#8217;è solo la pietra angolare che ha una particolare funzione e questa non è che Cristo stesso (cfr. Ef 2,20); le altre sono tutte della medesima portata; debbono rimanere umilmente al loro posto.</em></p>
<h3 class="Corpodeltesto0" style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-indent: 0cm; tab-stops: 14.2pt;"><b></b><strong>Prima lettura: «Servizio delle mense, servizio della parola» (At 6,2.4)</strong></h3>
<p>La chiesa ideale che Luca tratteggia nel libro degli Atti (2,42-48; 4,32-35) mostra subito il suo volto reale. Erano di «un cuore solo e di un&#8217;anima sola», afferma l&#8217;autore poco avanti (4,32), ma subito dopo è costretto a registrare parzialità e malcontento. Il regime delle preferenze ha cercato di sostituirsi a quello della legalità o almeno dell&#8217;e­quità e, ciò che sembra sconcertare, anche tra i primi cristiani, pur con tutto il fervore e lo slancio da cui appaiono animati. Per di più ad aggravare la situazione vi è anche qualche venatura di razzismo poiché sono favoriti i con­nazionali e trascurati gli ellenisti.</p>
<p>La comunità cerca di ripartirsi le incombenze, ma la scelta delle persone che debbono ricoprirle è rilasciata ai «fra­telli»; gli apostoli si accontentano di affidar loro l&#8217;incarico attraverso il gesto tradizionale dell&#8217;imposizione delle mani, che è una forma di delega e insieme un&#8217;invocazione dell&#8217;aiuto divino sull&#8217;eletto affinché esplichi saggiamente il suo mandato.</p>
<p>Il «sette» è il numero della perfezione. Anche le sporte dei pani avanzati dopo la moltiplicazione miracolosa sono sette (Mt 15,37), «sette» le chiese a cui scrive Giovanni nell&#8217;Apocalisse (1,11-12), «sette» egualmente i giorni della creazione (Gen 1,1-2,4).</p>
<p>Il termine «servizio» è nuovo nel linguaggio giuridico del tempo. Si era soliti parlare di «potere» <em>(exousia)</em>, di «autorità» <em>(archè, timè);</em> se si vuole anche di «servizio» ma per i subalterni, i domestici. E tuttavia la designazione che Gesù pre­ferisce per le mansioni che eventualmente avrebbero potuto affermarsi nella sua comunità (cfr. Mc 10,41-45). Solo che non sembra avere avuto molta fortuna nella storia del suo movimento.</p>
<h3><strong>Seconda lettura «Come pietre vive» (1Pt 2,5)</strong></h3>
<p>L&#8217;autore della 1Pt è un accorato pastore d&#8217;anime. Egli vorrebbe che i cristiani fossero più vicini al cielo che alla terra, più angeli che uomini, senza «malizia», «frode», «ipocrisia», «gelosia», «maldicenza», (2,1) nutriti solo di verità, amandosi «come fra­telli», «sinceramente», «intensamente», «di vero cuore» (1,22-23).</p>
<p>Il pressante invito fa pensare che forse non erano ancora così perfetti, ma l&#8217;autore non desiste dalla sua esortazione e ha altri motivi per giustificarla. Accanto all&#8217;«ubbidienza alla verità» (1,22), alla «parola di Dio» (1,23), debbono ricor­dare la comunione con Cristo con il quale realizzano un unico «edificio spirituale» di cui lui è la «pietra di fondazione» e le «pietre di costruzione» (2,4-5). L&#8217;immagine indica lo stretto legame tra Cristo e i cristiani, uniti come parti di una stessa casa. Essi compongono uno stesso corpo, ha detto ripetutamente Paolo (cfr. 1Cor 10,17; 12,12,27); si ri­trovano in uno stesso disegno ribadisce l&#8217;autore della lPt, per cui non può esservi disparità di funzioni e di compor­tamenti tra di loro.</p>
<p>Le immagini si sovrappongono. L&#8217;edificio spirituale non è da concepire statico, ma dinamico; è un «popolo», «una na­zione santa», una «stirpe sacerdotale». Tutti appellativi onorifici ma rievocati per sollecitare un comportamento ade­guato alla dignità ricoperta. La nobiltà è obbligo; tale è anche la condizione del cristiano. I sacerdoti erano tenuti per vocazione a testimoniare la santità di Dio (Lv 21,6,8): il compito che spetta attualmente ai cristiani. essi debbono esse­re il sale della terra, la luce del mondo, ha detto altrove Gesù (Mt 5,13-14).</p>
<p>E se l&#8217;esortazione non fosse sufficiente compare sullo sfondo la minaccia: la sorte d&#8217;Israele deve essere ammonitrice per il cristiano, tanto più sapendo da quale precedente condizione egli viene.</p>
<h3><strong>Vangelo «Io sono la via» (Gv 14,6) vedi Lectio</strong></h3>
<p>I «discorsi dopo la cena» sono le confidenze ultime di Gesù ai discepoli; in realtà raccolgono l&#8217;interpretazione che l&#8217;e­vangelista spirituale è riuscito a dare del Cristo e della sua opera.</p>
<p>La fede è il tentativo di superare la sfera del sensibile per congiungersi con l&#8217;inafferrabile e l&#8217;inesprimibile. Non può avvenire senza incertezza, rischi, e quindi turbamenti. Già la sorte di Cristo, la maniera ignominiosa con cui ha concluso la sua missione non era incoraggiante, solo che bisognava guardarla non come una fine, ma come un inizio: la premessa o il passaggio a un mondo nuovo vicino a Dio, addirittura di Dio.</p>
<p>La «casa» è una realtà cara all&#8217;uomo di questa terra, ma egli viene a sapere che ne ha pronta un&#8217;altra molto più spazio­sa, più attraente nei cieli. Essa porta un appellativo che la rende ancor più suggestiva: «di Dio», a indicare quanto gli uomini chiamati ad abitarvi sono vicini a lui, condividono i suoi beni, la sua fortuna.</p>
<p>Gesù è ormai assente dalla comunità, ma agisce egualmente in suo favore perché è salito presso il Padre (20,10) e si trova impegnato a preparare la nuova dimora di tutti. Fuori metafora, il cielo è la partecipazione allo stato glo­rioso di Cristo. L&#8217;evangelista parla anche di un «luogo» ma è un&#8217;affermazione relativa alle condizioni esistenziali dell&#8217;uomo di quaggiù.</p>
<p>Il Cristo glorioso è la forma dell&#8217;uomo rigenerato secondo lo Spirito (3,5-5) ma per conseguirla occorre prima ripercor­rere il cammino, ripetere l&#8217;esperienza del Cristo storico. In questo senso Gesù è la via per accedere al Padre, alla comu­ne dimora dei figli di Dio. Egli non è una via qualunque ma quella «vera» perché non solo dà suggerimenti, indicazioni ma anche capacità e forza per raggiungere la mèta (cfr. 1,13; 3,3-7; 4,1; 7,37-39). Tuttavia non ci sono neanche qui automatismi, ma partecipazione coraggiosa e responsabile alle scelte di Cristo suggerite dal suo Spirito. Se è vero che il battesimo è una nuova nascita, la crescita della nuova vita ricevuta è rilasciata alla buona volontà del discepolo, fino alla pienezza consentita.</p>
<p>Gesù è il mediatore tra Dio e gli uomini (cfr. 1Tm 2,5); è quindi il passaggio d&#8217;obbligo per andare al Padre, per conosce­re non tanto l&#8217;essere quanto il modo di operare di Dio, in fondo il suo grado di amore per l&#8217;uomo. Dio è dato capirlo so­prattutto attraverso Gesù Cristo che è l&#8217;incarnazione della sua carità nella storia. È verosimilmente in questo senso che Gesù ricorda a Filippo che in lui egli può vedere il Padre. Non a caso Gesù stesso richiama l&#8217;attenzione dei suoi avver­sari sulle sue «opere» che rivelano il suo grado di comunione con Dio. Esse rivelano la sua vita nel Padre e quella del Padre in lui. Una simbiosi la quale più che un&#8217;identità di natura di cui non si fa nessuna menzione, rivela un&#8217;identità di intenti e di operazioni.</p>
<p>Le «opere» sono i prodigi, ma prima ancora i gesti di benevolenza che Gesù compie verso i fratelli (13,17). In questo senso egli non fa che imitare, riproporre l&#8217;amore del Padre, una prerogativa di famiglia, perché è il comportamento che debbono assumere indistintamente anche i credenti (15,9-10).</p>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>Il quarto evangelista non fa che richiamare al cristiano la sua vocazione terrestre e la sua destinazione celeste. Gesù è il salvatore perché si interpone come via di ritorno al Padre, non si tratta però di una via prefabbricata, ma che ognuno deve costruire attenendosi alle indicazioni da lui lasciate, quelle che lui ha seguito e dato in consegna ai suoi discepoli.</p>
<p>Il credente ha la fortuna di avere davanti, in Cristo, un tracciato che porta sicuramente alla mèta, ma non è per questo agevolato perché la sua fede e la sua carità sono chiamate costantemente in causa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/04/26/proposta-di-omelia-per-la-5a-domenica-di-pasqua-anno-a-03-maggio-2026/">Proposta di omelia per la 5a Domenica di Pasqua &#8211; anno A &#8211; (03 maggio 2026)</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA SCUOLA CHE SPERA</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/04/19/la-scuola-che-spera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 10:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dehonianiandria.it/?p=4952</guid>

					<description><![CDATA[<p>I care, la speranza che forma, la testimonianza che convince. Educare oggi significa abitare una soglia: tra ciò che è e ciò che potrebbe essere, tra il già visto e l’inedito che chiede spazio. La scuola, se presa sul serio, non è soltanto un luogo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/04/19/la-scuola-che-spera/">LA SCUOLA CHE SPERA</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>I care,</em></strong><strong> la speranza che forma, la testimonianza che convince.</strong></p>
<p>Educare oggi significa abitare una soglia: tra ciò che è e ciò che potrebbe essere, tra il già visto e l’inedito che chiede spazio. La scuola, se presa sul serio, non è soltanto un luogo di trasmissione ordinata di saperi; è un laboratorio di umanità in cui adulti e ragazzi imparano a sperare insieme. In un tempo attraversato da incertezze e fatica – sociale, culturale, spirituale – l’educatore cristianamente ispirato non è un funzionario della disci­plina, ma un compagno di strada capace di custodire il seme del futuro mentre il presente ancora non dà frutto. È una presenza paziente e audace, radicata e ospitale, che mette in dialogo tradizione e ricerca, verità e mise­ricordia, ragione e cuore.</p>
<p><strong>Speranza che genera futuro</strong></p>
<p>Nel cammino educativo, la speranza non è ottimismo cosmetico, ma atto serio di fede nel possibile. Chi insegna sa che i risultati maturano altrove e altrimenti rispetto ai calendari ministeriali: un gesto buono, una parola giusta al tempo giusto, una correzione che non umilia, diventano lievito invisibile. Sperare, allora, equivale a credere che ciò che oggi non si vede domani possa nascere; vuol dire restare affidabili quando gli occhi degli studenti si spengono, quando il silenzio sembra ostile, quando la classe pare remare contro. È la fiducia tenace di chi “tiene la rotta” ben oltre la gratificazione immediata, perché riconosce in ogni giovane una promessa più grande dei suoi inciampi.</p>
<p>Questa speranza prende corpo nello sguardo. Prima dei programmi, ci sono occhi che leggono e generano. Uno sguardo duro irrigidisce l’identità (“sei il tuo errore”); uno sguardo che intravede possibilità la libera (“sei capace di più”). Lo sguardo dell’educatore procede un passo avanti: intuisce un futuro, lo nomina, lo affida. È un annuncio silenzioso che dice: “Io credo in te finché tu non riuscirai a crederci da solo”. In tal senso, la speranza non si limita a consolare: inaugura, apre varchi, rende praticabile il giorno dopo.</p>
<p><strong>Oltre la rassegnazione</strong></p>
<p>C’è però un avversario sottile: il realismo malato, quella resa travestita da lucidità che sussurra “non cambierà nulla”, “i ragazzi non ascoltano più”, “la scuola è finita”. È la lingua degli scoraggiatori di professione, che trasformano la delusione in identità. La vera lucidità, al contrario, sa nominare i limiti senza assolutizzarli; riconosce le fatiche, ma non attribuisce loro l’ultima parola. In classe, questa lucidità diventa una resistenza gentile: restare quando sarebbe più comodo defilarsi, tentare una strada nuova quando il percorso noto non porta da nessuna parte, rinnovare l’alleanza educativa dopo una caduta.</p>
<p>La speranza ha il passo del mandorlo: fiorisce prima della primavera, quando l’inverno non è ancora finito. È un anticipo di luce, un orientamento che non censura il buio ma lo attraversa. Così l’educatore impara a non misurare il proprio valore dall’immediato, ma dalla fedeltà al processo: accompagna le stagioni dell’altro, custodisce il seme, attende senza sedersi, sa che il tempo – se irrigato di cura – diventa alleato.</p>
<p><strong>Il docente profeta e testimone</strong></p>
<p>Profeta e professore non sono mestieri distanti: entrambi “parlano davanti”. Il profeta non impone verità, ma offre direzione; il professore, per etimologia, dichiara pubblicamente ciò in cui crede e ciò che insegna. In una società “evaporata”, che fatica a distinguere il vero dall’opinabile, servono docenti capaci di un linguaggio nitido e ospitale: sì e no pronunciati con mitezza, fermezza che non scivola nella durezza, dialogo che non abdica al discernimento. La classe non è un imbuto di nozioni, ma un laboratorio del pensare: il docente pro­fetico abitua a porre domande, a verificare le fonti, a sostenere un’idea senza ferire le persone, a separare fatti e interpretazioni.</p>
<p>Ma la parola – lo sappiamo – non basta. L’educazione convince quando la vita regge la voce. La credibilità nasce nei dettagli: arrivare puntuali come si chiede agli studenti, ammettere un errore come si chiede a loro, rispettare chi fatica come si insegna di fare. È qui che la testimonianza supera la retorica. Non servono eroi: basta la coerenza di chi, giorno dopo giorno, “mette la faccia” e non si nasconde dietro un programma. È un piccolo martirio quotidiano – tempo donato, pazienza rammendata, scelte coerenti – che fa dell’aula un luogo abitabile.</p>
<p>In questo orizzonte, la tradizione dehoniana ricorda che educare nasce dal cuore e al cuore mira: prossimità che ripara, intelligenza che si fa tenerezza, verità che non esclude la compassione. L’educatore, così, diventa custode delle ferite del tempo senza trasformarle in etichette. E qui si inserisce una compagnia autorevole:&nbsp;Don Lorenzo Milani, che a Barbiana ha consegnato alla scuola italiana un alfabeto morale. Il suo “I care” non è uno slogan, ma una grammatica evangelica della responsabilità: prendersi a cuore l’altro, soprattutto il più fragile; lottare perché nessuno resti indietro; credere che l’istruzione sia atto di giustizia, non favore concesso. Milani ha insegnato che si “esce dai problemi insieme” e che la parola – quando è messa nelle mani degli ultimi – diventa strumento di libertà. Questa eredità chiede ai docenti di oggi lo stesso coraggio: scegliere i ragazzi prima dei risultati, la coscienza prima del consenso, il bene comune prima della carriera.</p>
<p><strong>Credere per generare</strong></p>
<p>Sperare e credere sono i due movimenti di uno stesso respiro: la speranza tende al futuro, la fede sostiene il presente. L’educatore che crede nei suoi studenti accende una lampada che li precede; l’educatore che spera stende il sentiero su cui quella luce potrà camminare. In un’epoca che teme gli imprevisti, la scuola può tornare a essere casa di nascite: non perché tutto cambi d’un tratto, ma perché cambia il modo in cui stiamo dentro le cose. Così l’insegnante diventa artigiano di futuro: non plasma a propria immagine, ma accompagna a ritrovare la forma che Dio ha già iscritta in ciascuno.</p>
<p>Educare, in fondo, è permettere all’altro di diventare se stesso senza possederlo. La speranza educativa non stringe, apre; non trattiene, affida; non definisce, libera. Come il seme consegnato alla terra, l’atto educativo rinuncia al controllo e sceglie la fedeltà: si misura nella cura, non nel conteggio degli esiti. Qui la dimensione spirituale dell’educare mostra la sua sorgente: ogni vita porta un appello unico, e la scuola – quando è davvero scuola – diventa santuario laico dove questa unicità può sbocciare.</p>
<p>È questa la politica alta della speranza: non solo credere che qualcosa cambierà, ma credere che&nbsp;qualcuno&nbsp;può fiorire. E quando questo accade, anche solo per un istante, allora l’aula si trasfigura: non è più un luogo di passaggio, ma uno spazio in cui la vita si annuncia come buona. È in quella luce discreta che la tradizione cristiana riconosce il segno più concreto del Vangelo: una presenza che non possiede, ma genera; una parola che non schiaccia, ma libera; una scuola che, mentre tutto attorno sembra spegnersi, continua a brillare perché alimentata dalla fiducia di donne e uomini che non smettono di credere nel possibile – e di costruirlo con le proprie mani.</p>
<p style="text-align: right;">di Paolo Farina<br />
(cfr. Presenza Cristiana 2/2026)</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/04/19/la-scuola-che-spera/">LA SCUOLA CHE SPERA</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A PROPOSITO DI “SOLIDARIETÀ”</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/04/19/a-proposito-di-solidarieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 10:40:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dehonianiandria.it/?p=4944</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella crisi economica, culturale e politica che le democrazie occidentali stanno attraversando, la solidarietà è un principio che, spesso è stato oscurato, ma che, ultimamente, tende a riaffiorare. Questo valore costruisce legami che sprigionano una forza dinamica, capace di trascinare oltre la logica della fratellanza...</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/04/19/a-proposito-di-solidarieta/">A PROPOSITO DI “SOLIDARIETÀ”</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella crisi economica, culturale e politica che le democrazie occidentali stanno attraversando, la solidarietà è un principio che, spesso è stato oscurato, ma che, ultimamente, tende a riaffiorare. Questo valore costruisce legami che sprigionano una forza dinamica, capace di trascinare oltre la logica della fratellanza e di mantenere l’orizzonte aperto oltre le miserie del presente: è l&#8217;antidoto a un realismo rassegnato che non lascia né speranze, né diritti. Appartiene a una logica inclusiva, irriducibile al profitto, permettendo la costruzione di legami sociali che consentono di continuare a definire &#8220;democratico&#8221; un sistema politico. Lo sostiene Stefano Rodotà (1933-2017), giurista, politico e accademico, nel suo saggio <em>Solidarietà: un’utopia necessaria</em>. Nel nostro contesto, potrebbe es­sere proprio questa “utopia” a ricucire le fratture sociali, alimentate, in molti casi, dalle disuguaglianze economiche e dalla paura dello straniero: nessuno può essere condannato alla solitudine e all&#8217;ab­bandono!</p>
<p><strong>L&#8217;esperienza storica</strong> ci mostra che, se diventano difficili i tempi per la solidarietà, lo diventano anche per la stessa tenuta della democrazia, perché, come ha evidenziato, nel 1916&nbsp;Roxa Luxem­burg,&nbsp;mette in pericolo i principi di libertà e di uguaglianza. Urge, quindi, che la solidarietà entri, a tutti gli effetti, nella sfera giuridica per andare oltre la dimensione puramente caritatevole: è il princi­pio di riferimento per la ricostruzione del tessuto politico, istituzionale e sociale, altrimenti ci trove­remmo di fronte all’alternativa “solidarietà o barbarie”.</p>
<p><strong>Nella terribile crisi economica,</strong> foraggiata dalla cupidigia, dall’egoismo, dalle disuguaglianze so­ciali e dalla mala politica con tendenze sovraniste, sul cui altare vengono sacrificati i diritti umani, parlare di solidarietà ha ancora senso? Esiste, attualmente, una sfera pubblica, degna di tale nome? Oppure essa è stata occupata da quella economica? Il concetto di “comunità” è ancora, come indica il termine greco <em>k</em><em>oiné</em><em>, </em>il luogo privilegiato di un effettivo legame organico di persone? O dobbiamo rassegnarci all&#8217;individualismo e ad una competizione spietata? È possibile rifondare un&#8217;etica di tipo comunitario, contrapposta al feticismo del mercato gestito da un’etica iper-liberista dell&#8217;individuali­smo competitivo? La risposta proviene da un prete, che fece della sua vita un costante impegno sociale; si chiamava don Lorenzo Milani: <em>“Chi sa volare, non deve buttare via le ali per solidarietà con i pedoni. Deve piuttosto insegnare a tutti il volo”.</em></p>
<p><strong>Per salvaguardare la difesa degli interessi privati,</strong> nell’attuale modello sociale, si tende a far coincidere la solidarietà con&nbsp;la carità, la beneficenza e la compassione: tutte parole che non appar­tengono al lessico della dignità o dei diritti, ma rinviano alla benevolenza altrui,&nbsp;sottolineando la su­balternità, di chi si trova ad essere nel bisogno. Così, ai più deboli viene negata la loro qualità di soggetti di diritto, mentre la loro dipendenza sociale viene istituzionalizzata. Si parla di poveri, e non di vittime della lotta di classe o massacrati da professionisti dal “colletto bianco”. La loro situazione viene affrontata con la logica del dono, invece di riscoprire gli strumenti politici dell’emancipazione degli oppressi: urge il passaggio dalla carità al diritto.</p>
<p><strong>Nella parabola del Buon Samaritano</strong> i farisei chiesero a Gesù: “Maestro, chi è il mio prossimo?”. Non gli chiesero come ci si comporta verso il prossimo. Egli rispose: “Il mio prossimo è chi decido io, non chi sono tenuto a scegliere”. Il tuo prossimo non è determinato dalla nascita, dalla condizione, dalla lingua che parli o dal tuo <em>ethnos</em>, ma da te: la solidarietà per vicinanza, per appartenenza, è facile. La solidarietà dev’essere praticata in tempi difficili, che spingono anche a rotture. Se viene abbandonata, vengono meno le condizioni minime della democrazia, cioè il riconoscimento reci­proco e la pace sociale.</p>
<p>Il mio prossimo è, dunque, colui che si trova nel bisogno; e il bisogno può essere anche una carezza, una parola di affetto, un abbraccio, una critica costruttiva e non necessariamente la fame o il freddo&#8230; Il prossimo è un’opportunità e una sfida; mentre il Samaritano è un liberatore. Necessariamente il suo operato non deve essere intrappolato in regole sociali troppo rigide o in istituzioni, con la pretesa del monopolio sulla sofferenza umana, perché, quando la sofferenza e il bisogno sono affidati istitu­zionalmente ed esclusivamente a Enti, allora il cuore dell’individuo diventa arido, e le istituzioni di­ventano mega-macchine burocratiche, in cui il bisogno è trattato come una voce di bilancio. Qui, la solidarietà può sopravvivere nel tempo dell’individualismo crescente? Rodotà risponde collocando la pratica sociale in un quadro di riferimento normativo, perché lo Stato deve tutelare le fasce più deboli con politiche di solidarietà.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ma la solidarietà è un movimento del cuore</strong>, che ci interroga. Se le istituzioni sono fatte da uo­mini che sanno cosa significa l’abbraccio e l’incontro, allora la loro politica sarà ispirata alla solida­rietà. Altrimenti, riempiranno i codici di norme dove si evocano valori nobili, ma poi la loro vita sarà mossa dal nudo interesse personale: la solidarietà non può essere sacrificata agli interessi del mer­cato e del profitto! Essa, infatti, serve a individuare i fondamenti di un ordine giuridico, mancando il quale tutte le nostre difficoltà si esasperano sul terreno personale e sociale.</p>
<p style="text-align: right;">a cura di Elia Ercolino<br />
(cfr.&nbsp;<em>Presenza Cristiana</em>&nbsp;2/2026)</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/04/19/a-proposito-di-solidarieta/">A PROPOSITO DI “SOLIDARIETÀ”</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ESERCIZI SPIRITUALI</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2026/03/24/esercizi-spirituali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 10:14:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dehonianiandria.it/?p=4914</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal 07 all’11 settembre si terranno presso Casa Sacro Cuore a Briatico (VV) gli annuali esercizi spirituali per sacerdoti, religiosi e laici impegnati nelle attività parrocchiali. A guidarli sarà p. Davide Varasi della comunità di Bose. Tema: GESÙ UOMO DELL&#8217;INCONTRO.&#160;A partire dalla lettura di alcuni...</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/03/24/esercizi-spirituali/">ESERCIZI SPIRITUALI</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal 07 all’11 settembre si terranno presso Casa Sacro Cuore a Briatico (VV) gli annuali esercizi spirituali per sacerdoti, religiosi e laici impegnati nelle attività parrocchiali.</strong></p>
<p><strong>A guidarli sarà p. Davide Varasi della comunità di Bose.</strong></p>
<p>Tema: <strong>GESÙ UOMO DELL&#8217;INCONTRO.&nbsp;</strong>A partire dalla lettura di alcuni passi evangelici vedere come Gesù, grazie agli incontri che vive, si lascia trasformare e plasmare nella sua umanità: come impara a essere uomo e credente. Da qui aprire delle piste per stare nelle relazioni, anche difficili e complicate che si possono incontrare nel ministero o nel lavoro.</p>
<p><strong>Per informazioni ed eventuali prenotazioni chiedere del p. Massimo </strong></p>
<p><strong>tel. 0963/391192 &#8211; 391437</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2026/03/24/esercizi-spirituali/">ESERCIZI SPIRITUALI</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riconoscimento del martirio del dehoniano p. Martino Capelli</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2025/12/15/riconoscimento-del-martirio-del-dehoniano-p-martino-capelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 18:59:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dehonianiandria.it/?p=4756</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con grande gioia abbiamo ricevuto il 21 novembre scorso la notizia della promulgazione del Decreto di Mar­tirio del Servo di Dio il dehoniano P. Martino Capelli. Rendiamo grazie a Dio per il riconosci­mento da parte della Chiesa della sua generosa offerta di vita, nell’amore al...</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2025/12/15/riconoscimento-del-martirio-del-dehoniano-p-martino-capelli/">Riconoscimento del martirio del dehoniano p. Martino Capelli</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con grande gioia abbiamo ricevuto il 21 novembre scorso la notizia della promulgazione del Decreto di Mar­tirio del Servo di Dio il dehoniano P. Martino Capelli. Rendiamo grazie a Dio per il riconosci­mento da parte della Chiesa della sua generosa offerta di vita, nell’amore al Vangelo e a quanti avevano maggior bisogno di consolazione. Così si esprimeva il superiore generale dei Dehoniani, P. Carlos Luis Suárez.</p>
<p><strong>Gli inizi</strong></p>
<p>Nicola Capelli, ultimo di sei figli, nasce a Nembro in Val Seriana, nella Provincia e nella Diocesi di Bergamo, il 20 settembre 1912, da Martino Capelli e Teresa Bonomi: una famiglia molto povera.</p>
<p>Non brillava nel rendimento scolastico: era vivace e buono. A 12 anni entra nel seminario minore dei Dehoniani ad Albino. I Superiori si impegnano intensamente per cercare di plasmare il suo carattere un po’ ribelle e svagato, ma con una buona intelligenza; alla fine il ragazzo ha registrato ottimi pro­gressi sia nel comportamento sia nello studio. Qui Martino frequentò l’intero ciclo ginna­siale. Da Albino passò ad Albisola Superiore nel noviziato Dehoniano presso il santuario mariano della Pace, emettendo la prima professione il 23 settembre 1930, e prendendo il nome religioso del papà de­funto, cioè Martino Maria.</p>
<p><strong>Anch’io martire</strong></p>
<p>La formazione religiosa e scolastica proseguì nello Studentato delle Missioni di Bologna nelle tre classi di liceo. Dopo, Martino fu trasferito ad Albino. Qui assistette ad una conferenza del sacerdote Luigi Ziliani, fuggito dal Messico, sulle persecuzioni in quella nazione. Fu in quella circostanza che questo giovane religioso diede la propria disponibilità alla Vergine dei martiri messicani di essere un giorno anche lui martire: era il 12 dicembre 1931. Pochi giorni dopo morì sua madre ed egli scelse come sua nuova madre la Madonna Addolorata.</p>
<p>Intanto la sua vocazione si delinea sempre più chiaramente aumentando in lui il desiderio del marti­rio, sull’esempio dei martiri messicani, di cui ha sentito parlare. Ordinato sacerdote il 26 giugno 1938 sogna di partire mis­sionario, possibilmente in Cina, ma riceve l’ordine, inaspettato di andare a Roma per con­tinuare gli studi all’Istituto Biblico. Obbedisce mettendo tutto l’impegno pos­sibile in questi nuovi studi inattesi e non desiderati, ottenendo risultati brillanti, prima al Biblico e, poi, all’Urbaniana, licenziandosi in teologia <em>“cum laude”</em>.</p>
<p><strong>Il periodo bellico</strong></p>
<p>Ormai ad un passo dalla laurea, nel 1943 viene richiamato dai Superiori a Bologna, ad insegnare Sacra Scrit­tura, con l’arrivo di una nuova delusione per il non possibile raggiungimento della Laurea: una obbedienza che gli pesa molto. In questo periodo la guerra inizia ormai a dilagare e si comincia a vivere nella paura dei bombardamenti. A causa di questo si rende necessario ed opportuno trasfe­rire la scuola e, in questo modo, anche padre Martino deve spostarsi venendosi a trovare all’interno della “Linea Gotica” sull’Appennino tosco-emiliano, che era il centro delle operazioni belliche di quel momento storico. Si sente fortemente prete e missionario, ed in questa particolare situazione difficile e drammatica non desidera assolutamente vivere un ruolo da “imboscato” e sente fortemente l’ur­genza pastorale in quel clima di assenza di fede e di abbandono della pratica religiosa, di sradicare l’odio e la diffidenza dai cuori.</p>
<p>Padre Martino decide di andare per i monti, a cercare i contadini nelle cascine ed i partigiani nei bivacchi, per evangelizzare, annunciare, confortare, perché continua a sentirsi profondamente mis­sionario, non rinuncia ad andare a predicare ovunque lo chiamino. Perciò comincia ad essere guar­dato con molto sospetto dai Te­deschi, tanto che anche i Superiori se ne accorgono e decidono di trasferirlo. Questa volta, però, padre Mar­tino disobbedisce, semplicemente per non lasciare senza assistenza religiosa tutte le persone con cui è venuto a contatto in quei mesi. Continua con coraggio a fare il prete, cosciente del rischio che corre.</p>
<p><strong>L’amicizia di don Elia Comini</strong></p>
<p>Nel luglio 1944 la Comunità si trasferisce a Burzanella, un paese a mille metri d’altezza, lontano dalle principali vie di comunicazione, dove in teoria la vita dovrebbe essere stata più tranquilla. Qui si viene a trovare, invece, al centro di rappresaglie e di rastrellamenti. Il 18 luglio i tedeschi accer­chiarono il paese, bruciarono case e catturarono cinque persone. Egli assistette all’esecuzione dei due partigiani nella piazza della chiesa.</p>
<p>Pochi giorni dopo P. Martino si recò a Pioppe di Salvaro per aiutare Mons. Fidenzo Mellini, qui trovò un buon amico e fratello, Don Elia Comini, salesiano. Assieme vissero il triduo del loro martirio.</p>
<p><strong>Il Calvario</strong></p>
<p>Il venerdì 29 settembre si sparse la voce che reparti delle SS rastrellavano la zona. La canonica e la chiesa di Pioppe di Salvaro furono immediatamente gremite di gente terrorizzata. Primo pensiero dei due sacerdoti fu di porre in salvo gli uomini, esposti alle rappresaglie.</p>
<p>Celebrata la loro Messa, giunse un uomo trafelato avvisando che erano state uccise delle intere famiglie alla Creda. P. Capelli e Don Comini, resistendo alla dissuasione delle donne, decisero di andare da quella gente a portare l’aiuto e il conforto religioso. Ma giunti furono arrestati dalle SS e costretti a portare le munizioni tutto il giorno. Verso il tramonto furono condotti nella «scuderia» della Canapiera davanti alla chiesa di Pioppe.</p>
<p>Il sabato 30 settembre, verso mezzogiorno le SS e un ufficiale repubblichino, accompagnato da un partigiano traditore, montarono un sommario interrogatorio per ricevere le informazioni sui singoli rastrellati e smistare gli uomini adatti a lavorare in Germania. P. Capelli fu accusato di essere stato visto a S. Martino, presso don Marchioni, e questo bastò per farne un partigiano, come pure Don Comini. I due religiosi, rinchiusi nella piccola stanza di sicurezza, capirono che sorte ormai sarebbe</p>
<p>toccata loro. Qualcuno poté vederli dalla finestra: don Comini additò il cielo, P. Martino pregava.</p>
<p>Dopo due giorni di crudele prigionia, la domenica 1º ottobre la maestra di Pioppe di Salvaro, Dina Pescio, poté comunicare con i due sacerdoti. Don Elia cercò di confortarla, di rassicurare sua madre e poi la benedisse. P. Martino non aprì bocca, ma fece un segno di benedizione e continuò a pre­gare. In quel pomeriggio i reclusi furono condotti alla cosiddetta «botte», che regolava l’acqua per l’energia elettrica della canapiera, in quel momento piena di melma. A pochi metri furono piazzate le mitragliatrici. E 44 vittime furono immolate. P. Capelli si alzò in piedi, rivolse alcune parole e fece il segno di croce. Tracciando quest’ultima benedizione, cadde con le braccia in croce. Aveva 32 anni.</p>
<p>Nessuno ha potuto avvicinarsi per portare aiuto o per seppellire i morti che rimasero lì, finché rimessa l’acqua nel canale, tutti sono stati travolti dal Reno.</p>
<p><strong><em>“in odium fidei”</em></strong></p>
<p>Padre Martino era diventato un personaggio scomodo, ingombrante, che suscita diffidenza da una parte e dall’altra: lui, non facendo “differenze di persone”, aiuta ugualmente tutti, ed in questo modo si presta ad essere da entrambi le parti considerato come una spia.</p>
<p>Per quanto riguarda il martirio formale <em>ex parte persecutoris</em>, padre Martino venne ucciso per il suo zelo sa­cerdotale, che lo aveva indotto a recarsi nei luoghi delle violenze perpetrate a “Creda”. La sua uccisione fu dovuta principalmente al disprezzo delle truppe naziste verso il suo ministero sa­cerdotale, a testimonianza di come <em>l’odium fidei</em> sia stato un motivo prevalente della sua uccisione.</p>
<p>Gli Atti dimostrano come p. Martino, consapevole dei pericoli che correva, era tuttavia pronto a do­nare la sua vita per il prossimo, pur potendo rientrare presso i confratelli a Bologna; infatti decise di rimanere in quelle zone di scontri tra partigiani e nazisti per esercitare il suo ministero sacerdotale.</p>
<p>La cerimonia liturgica della beatificazione del dehoniano p. Martino Capelli avrà luogo il prossimo 27 settembre nella città di Bologna. Nella stessa celebrazione saranno beatificati anche i Venerabili Servi di Dio: il Rev. Ubaldo Marchioni e il salesiano Don Elia Comini.</p>
<p style="text-align: right;">a cura della Redazione di Messis</p>
<p style="text-align: right;">(cfr. Messis 1_2026)</p>
<p style="background: white;"><em style="box-sizing: inherit; line-height: inherit;">.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2025/12/15/riconoscimento-del-martirio-del-dehoniano-p-martino-capelli/">Riconoscimento del martirio del dehoniano p. Martino Capelli</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ATTIVITA&#8217; LITURGICA</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2025/10/12/attivita-liturgica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 08:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dehonianiandria.it/?p=924</guid>

					<description><![CDATA[<p>ORARIO ORDINARIO GIORNI FERIALI ore 07,15 Liturgia delle Lodi ore 07,30 Santa Messa ore 19,30 Adorazione e Vespri DOMENICA e FESTIVI ore 11,00 Santa Messa&#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2025/10/12/attivita-liturgica/">ATTIVITA&#8217; LITURGICA</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>ORARIO ORDINARIO</strong></h4>
<p><strong>GIORNI FERIALI</strong><br />
ore 07,15 Liturgia delle Lodi<br />
ore 07,30 Santa Messa<br />
ore 19,30 Adorazione e Vespri</p>
<p><strong>DOMENICA e FESTIVI</strong><br />
ore 11,00 Santa Messa&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2025/10/12/attivita-liturgica/">ATTIVITA&#8217; LITURGICA</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Agendina &#8220;ECCOMI 2026&#8221;</title>
		<link>https://dehonianiandria.it/2025/07/26/agendina-eccomi-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eliaercolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jul 2025 15:08:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dehonianiandria.it/?p=2990</guid>

					<description><![CDATA[<p>Valorizzare le nostre giornate è un compito che sarà facilitato appuntando sull’Agenda i tempi degli incontri e degli impegni. Crediamo di farvi cosa gradita produrre l’Agenda &#8220;Eccomi&#8221; 2026. Potrete richiederla già a fine ottobre 2025 al Collegio Missionario, via Barletta 387, 76123 Andria (BT) Tel....</p>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2025/07/26/agendina-eccomi-2026/">Agendina &#8220;ECCOMI 2026&#8221;</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Valorizzare le nostre giornate è un compito che sarà facilitato appuntando sull’Agenda i tempi degli incontri e degli impegni. Crediamo di farvi cosa gradita produrre l’Agenda &#8220;Eccomi&#8221; 2026. Potrete richiederla già a fine ottobre 2025 al Collegio Missionario, via Barletta 387, 76123 Andria (BT) Tel. 0883.592345</h5>
<p>L'articolo <a href="https://dehonianiandria.it/2025/07/26/agendina-eccomi-2026/">Agendina &#8220;ECCOMI 2026&#8221;</a> proviene da <a href="https://dehonianiandria.it">Dehoniani Andria</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
