“MAGNIFICA HUMANITAS”: LA PRIMA ENCICLICA DI PAPA LEONE

“MAGNIFICA HUMANITAS”: LA PRIMA ENCICLICA DI PAPA LEONE

Magnifica humanitas”, la prima enciclica del Papa americano, è dedi­cata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale (IA). Formalmente non si tratta del suo primo documento, ma, certamente, sarà destinato a segnare la linea del suo ponti­ficato. Il primo documento ufficiale di Papa Leone XIV è stato, infatti, l’esortazione apostolica “Dilexi te”, firmato il 4 ottobre 2025 (memoria di San Francesco d’Assisi): uno scritto “a quattro mani” con papa Francesco che aveva iniziato negli ultimi mesi della sua vita e dedicato alla cura della Chiesa per i poveri.

L’obiettivo di “Magnifica humanitas” non è solo lanciare un allarme o per trincerarsi dietro una linea difensiva, ma l’ambizione del testo è profondamente pragmatica: offrire una mappa e un metodo su come abitare i social media.

Dal punto di vista culturale, Leone XIV sembra voler proporre una visione alternativa sia all’entusia­smo tecnocratico sia al catastrofismo apocalittico. La formula “custodia della persona umana” lascia intendere che il vero rischio non sia la macchina in sé, ma l’eventuale riduzione dell’uomo a funzione o ingranaggio economico. Dietro questa impostazione si intravede chiaramente l’influenza del pen­siero agostiniano e della tradizione personalista cattolica: la persona non può essere completamente misurata, prevedibile o sostituibile.

Il nuovo testo papale si colloca in una scia tematica precisa: quella dell’impegno sociale del magi­stero della Chiesa, le cui radici risalgono proprio all’enciclica leonina del 1891. In questo contesto, un anno fa, già la scelta del nome “Leone” era una dichiarazione di metodo. Infatti, nel primo incon­tro con il Collegio cardinalizio, il Papa aveva collegato la scelta del proprio nome a Leone XIII e alla Re­rum Novarum, descrivendo l’IA come una nuova rivoluzione capace di chiamare in causa dignità umana, giustizia e lavoro. Con Magnifica humanitas tutto questo diventa architettura di pon­tificato.

Leone XIV E la “Rerum Novarum”

La Rerum Novarum del 1891, con la quale per la prima volta la Chiesa cattolica prese posizione sulle questioni sociali, affrontò una trasformazione che aveva cambiato fabbrica, salario, proprietà e relazioni fra capitale e lavoro. L’IA si inserisce in ambienti meno visibili ma altrettanto decisivi e problematici: classifica, prevede, suggerisce, seleziona e produce contenuti. La somiglianza fra le due soglie storiche sta nella necessità di proteggere la persona nel momento in cui un sistema eco­nomico o tecnico promette progresso e genera nuove dipendenze.

Il richiamo a Leone XIII trasferisce il metodo della dottrina sociale davanti a una diversa infrastruttura di potere. Nel 1891 il nodo era la condizione operaia dentro l’industrializzazione. Nel 2026 il nodo è la dignità della persona in un passaggio storico segnato dalla crescente influenza delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale che predispongono sistemi che elaborano dati, orientano scelte e giudizio umano.

Nell’ultima tappa del suo viaggio in Africa, in Guinea Equatoriale, Leone XIV ha parlato della dottrina sociale della Chiesa come di “un aiuto per chiunque voglia affrontare le cose nuove che destabiliz­zano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia”: le cose nuove, ovvero “rerum novarum”, appunto.

Come si può notare, il parallelismo è molto forte. Alla fine dell’Ottocento il problema centrale era la trasformazione del lavoro umano dentro il sistema industriale; oggi il nodo diventa la trasformazione dell’uomo stesso dentro un ecosistema dominato da dati, automazione, piattaforme e processi de­cisionali affidati agli algoritmi. La scelta del termine “custodia” della persona umana è particolar­mente rilevante: indica una postura pastorale e filosofica che non punta semplicemente alla regola­mentazione tecnica, ma alla difesa della dignità, della libertà e dell’irriducibilità dell’essere umano. Quindi, nessun algoritmo, per quanto sofisticato, può sostituire il discernimento umano.

La firma di “Magnifica humanitas”

Il 15 maggio 2026 papa Leone XIV ha firmato la sua prima enciclica. Il giorno dopo ha istituito una nuova commissione interdicasteriale. Entrambi gli atti riguardano lo stesso tema: l’intelligenza artifi­ciale. Insieme, i due gestiscono e costituiscono la più significativa risposta istituzionale all’IA da parte di un grande organismo religioso a livello mondiale. Un’enciclica e una commissione nello spazio di ventiquattr’ore: nel lessico misurato della Curia romana, è qualcosa di realmente nuovo. Questa data, 15 maggio 2026, rimanda al 1891, anno della Rerum Novarum, che orienta la lettura dell’intero documento di Papa Prevost: quel documento di Leone XIII nacque davanti alla questione operaia, alla concentrazione della ricchezza, alla trasformazione del lavoro industriale e alla fragilità sociale prodotta da un’economia in rapido mutamento. Firmare Magnifica humanitas nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum Novarum di Papa Leone XIII, indica una continuità costruita con precisione: il Papa matematico sta impostando l’IA come questione sociale totale. L’algoritmo entra nella selezione del personale, nella produzione di notizie, nella medicina, nella scuola, nella sicu­rezza, nei mercati finanziari e nella guerra. Il tema supera l’ambito degli specialisti informatici e di­venta criterio di governo della convivenza umana.

Che si tratti di un’enciclica sociale, d’accordo! ma non solo. Il testo “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale” è una riflessione sulla necessità di un “nuovo umane­simo” nell’era digitale, in un tempo segnato da diseguaglianze, migrazioni e guerre, che la rivoluzione tecnologica rischia di aggravare. La questione, quindi, riguarda le democrazie, come ha ricordato Papa Prevost agli studenti della Sapienza di Roma: “Occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”.

La presentazione dell’enciclica

La presentazione del Documento, una vera “Rerum Novarum” per l’era degli algoritmi, è avvenuta lo stesso giorno della sua pubblicazione, il 25 maggio 2026, presso l’Aula del Sinodo, alla presenza dello stesso Leone XIV. È proprio questo dettaglio che ha colpito gli osservatori più attenti: nessun pontefice prima d’ora aveva preso parte, in prima persona, alla presentazione di un proprio docu­mento magisteriale.

Ma questa presentazione dell’enciclica, sottolinea p. Antonio Spadaro, offre un messaggio attraverso il parterre dei relatori, costruito con cura. I cardinali Víctor Manuel Fernández e Michael Czerny rappresentano, rispettivamente, il polo dottrinale e quello sociale della riflessione cattolica. Accanto a loro siedono tre figure che indicano apertura deliberata. Anna Rowlands, teologa politica di Du­rham, porta la tradizione britannica del pensiero sociale cattolico e un forte impegno sui temi della migrazione. Leocadie Lushombo, teologa congolese alla Jesuit School of Theology di Santa Clara, in California, introduce la voce del Sud globale: un promemoria dell’impatto dell’IA su chi ha meno potere. E poi c’è Christopher Olah cofondatore di Anthropic, società americana di intelligenza artifi­ciale, e responsabile della ricerca sull’interpretabilità con lo sforzo di rendere trasparenti e compren­sibili i processi decisionali interni dei sistemi di IA. Inoltre occorre annotare che la presenza di Chri­stopher Olah, raffigura un altro terreno di scontro tra il papa statunitense e l’amministrazione Trump. Anthropic, infatti, è stata bandita da Trump lo scorso febbraio per essersi rifiutata di consen­tire all’esercito statunitense l’uso illimitato della sua tecnologia di IA. Comunque, la sua presenza nell’Aula del Sinodo insieme al cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e allo stesso Papa sono il dettaglio più rilevante dell’intero evento di cui si sottolinea il peso istituzionale. Il Vaticano, come si può notare, non sta semplicemente parlando di tecnologia con i teologi, ma sta invitando al tavolo qualcuno che questi sistemi li costruisce: più precisamente, qualcuno che lavora per renderli leggi­bili.

La tecnologia prima di Leone XIV

In questo campo, Leone XIV non parte da zero. Nel gennaio 2025, il Dicastero per la Dottrina della Fede e il Dicastero per la Cultura e l’Educazione hanno pubblicato congiuntamente Antiqua et Nova, una nota dottrinale di ampio respiro sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, vo­luta dallo stesso papa Francesco. Articolato in 117 paragrafi, il documento ha fatto ciò che i prece­denti interventi vaticani sulla tecnologia non erano ancora riusciti a compiere con la stessa nettezza: ha tracciato una linea filosofica chiara tra ciò che le macchine fanno e ciò che la mente umana è. 

Anche Papa Francesco aveva affrontato il tema della tecnologia nelle sue encicliche “Fratelli tutti” e “Dilexit nos”. Nel caso di Bergoglio si trattava però di una riflessione culturale e psicologica che incoraggia i fedeli a comunicare con il cuore, in un’epoca in cui i social media e gli algoritmi rischiano di standardizzare – e svuotare di senso – il modo di relazionarsi con gli altri. Al centro, quindi, il rispetto per gli altri e la difesa dell’autenticità dei rapporti interpersonali

La prima volta che internet comparve ufficialmente tra i documenti ecclesiastici fu nel 2002, con il testo La Chiesa e Internet, pubblicato dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Un testo che incoraggiava l’uso del web per l’evangelizzazione, sottolineando, però, come la realtà digitale non potesse sostituire la comunità fisica.

In conclusione, nell’approccio di Leone XIV non manca la consapevolezza degli interessi economici e finanziari che regolano la moderna IA: “Dietro questa enorme forza invisibile che ci coinvolge tutti – diceva infatti nel gennaio di quest’anno – c’è solo una manciata di aziende, quelle i cui fondatori sono stati recentemente presentati come creatori della “persona dell’anno 2025”.

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