GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2026

GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2026

La Giornata Missionaria Mondiale 2026 si celebra domenica 18 ottobre 2026. Quest’anno la ricorrenza è particolarmente significativa poiché celebra il suo 100º anniversario dalla sua istituzione, ma ricorre anche l’anniversario dei centodieci anni della fondazione della “Pontificia Unione missionaria”. Infatti fu proprio questa istituzione che spinse Il 14 aprile 1926 Papa Pio XI a istituire la Giornata Missionaria Mondiale.

Ma un tassello fondamentale nell’attività missionaria era stato già posto con grande lungimiranza, all’indomani del primo conflitto mondiale (1914-18), da Benedetto XV con la lettera apostolica “Maximum illud” (30 novembre 1919): Le missioni e i missionari devono perseguire il benessere dei popoli e non gli interessi dei Paesi d’origine. Si tratta di un radicale cambiamento: non più missionari al seguito dei colonizzatori delle potenze europee o per particolari interessi degli stessi ordini o istituti religiosi, ma una missione per la diffusione dei valori evangelici. Un compito arduo per l’attività missionaria, nel vecchio e nel nuovo mondo.

Tema della 100a giornata Missionaria 2026

Il tema scelto per questa 100ª edizione è: “Uno in Cristo, uniti nella missione”. Parole, queste, di chiara provenienza agostiniana che riecheggiano lo stesso motto di Leone XIV, «In Illo uno unum» (Nell’unico Cristo siamo uno), tratte, infatti, da un sermone di Sant’Agostino. Il Messaggio è stato diffuso domenica 25 gennaio, giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la Conversione di San Paolo, il grande missionario “Apostolo delle Genti”.
L’istituzione della Giornata, è una occasione privilegiata, in cui tutta la Chiesa si unisce in preghiera per i missionari e per la fecondità del loro lavoro apostolico fino agli estremi confini della Terra. «Ho visto con i miei occhi come la fede, la preghiera e la generosità dimostrate in questa Giornata possano cambiare intere comunità» ha detto il papa, ricordando la sua esperienza personale di sacerdote e poi vescovo missionario in Perù.

Quale evangelizzazione?

Oggi la missione è intesa soprattutto come incontro e scambio reciproco, basati sull’ascolto e sull’apprendimento condiviso che vede nell’approccio fondato sulla giustizia globale, sulla collaborazione e sul dialogo interculturale le basi per recuperare quei valori umanitari smarriti e che possono ancora accomunarci.

L’evangelizzazione, attraverso l’onestà di fronte al reale, leggere correttamente le lacrime sul volto della gente, e la fedeltà davanti al reale, senza ideologismi, sono un an­nuncio di speranza. questo comporta lo smascheramento di ogni “idolatria”. La buona no­tizia per i poveri diviene allora “cattiva notizia” per coloro che fabbricano i poveri, perché l’idolo non vede e non sente, è cieco e sordo. A lui non arriva il grido di aiuto di chi è stan­co e sfinito “come pecore che non hanno pastore”.

“Evangelizzare Dio”

Dio non è un pacchetto di idee, in formato tascabile, da consegnare attraverso i catechi­smi, né tantomeno un elenco di “verità” a cui dare la propria adesione. L’irriverenza con cui spesso ci si relaziona con la fede obbliga a rivedere metodi e proposte: emerge l’esigenza di “evangelizzare Dio” e di umanizzare la fede. Si tratta di rendere Dio una “Buona notizia”. Perché Gesù questo ha fatto: ha “evangelizzato Dio”, rendendolo buona notizia per gli uomini e le donne del suo tempo. “Evangelizzare Dio” significa giudi­care, come Gesù ha fatto, tutte le immagini e i volti di Dio che gli uomini si fabbricano con le proprie mani, e, soprattutto, vigilare su noi stessi e sulle immagini di Dio costruiamo e proponiamo anche in certi ambienti ecclesiali.

Occorre narrare oggi un Dio diverso dal considerarlo avversario della libertà, invidioso della giovinezza e delle sue possibili­tà di vita, nemico della ricerca del piacere, alleato dell’ordine, della legge, delle convenien­ze sociali… “Evangelizzare Dio” equivale liberare il suo volto da quanto gli si è so­vrapposto fino, a volte, a trasformarlo in un Dio anti-umano, quanto assurdo, non utile al vivere, diverso e molto lontano dal Dio narrato da Gesù Cristo.

a cura della Redazione

(Cfr. Messis 4/2026)

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